mercoledì 28 settembre 2016

RECENSIONE || "Vi scrivo dal buio" di Jean - Luc Seigle

Buongiorno, lettrici e lettori!

Oggi vi voglio parlare di un libro che ho trovato profondo e dai risvolti complicati, uno di quei romanzi in cui non bisogna fermarsi alle apparenze e sospendere il giudizio nei confronti della protagonista. In "Vi scrivo dal buio" di Jean - Luc Seigle Edizioni E/O ci parla una donna realmente esistita. 

Iniziamo proprio da quelle apparenze sulle quali non dobbiamo soffermarci. Pauline Dubuisson ha ucciso con una pistola il suo ex fidanzato nel 1953, a soli ventitré anni. Condannata a morte, la pena è stata trasformata in un lungo periodo di prigionia, ridotto per buona condotta a nove anni. Prima di essere un'assassina Pauline era stata accusata di aver fraternizzato con il nemico durante la seconda guerra mondiale, intrattenendo una relazione con un medico tedesco. Prima ancora era conosciuta nella sua città, Dunquerke, come una poco di buona, una ragazzina facile in cerca di amore facile al porto, dietro alle bettole o al parco.

<<Vi scrivo dal buio, dall'oscurità in cui mi aveva gettata il delitto, ovviamente ma anche da quella piena di mostri e fantasmi che terrorizza i bambini. [..] Mi domando se si può scrivere altrimenti che dal buio, dall'opacità che solo scrivendo rivela ciò che nasconde, come l'occhio che finisce per abituarsi all'oscurità e ridisegnare i contorni degli ostacoli in cui si potrebbe inciampare.>>

Seigle riprende la sua storia dopo la pena, quando Pauline fuggendo dalla Francia, disgustata da se stessa e da quel paese che la ha marchiata, cerca di rinascere in Marocco. Qui incontra Jean, un uomo che la ama ma che non sa chi è davvero. Adesso si chiama Andrée Dubuisson. Quando Jean le chiede di sposarlo, Seigle immagina che  lei senta la necessità di mettere nero su bianco la sua storia, la sua vita, le sue motivazioni.

Ed ecco che il lettore viene messo al corrente dei fatti terribili accaduti a Pauline, dalla morte di due suoi fratelli maggiori in guerra, alla crisi della madre che non trova più un posto all'interno della famiglia, nessuno più da nutrire. Per salvarla il padre in cui credeva ciecamente, sbagliando come si vedrà successivamente, la manda a fare l'infermiera in un ospedale in cui Pauline conoscerà il medico tedesco. Nel momento della Liberazione i partigiani la troveranno e le faranno pagare lo scotto del tradimento nella maniera più orrenda. Ed ecco che Pauline deve ricostruirsi di nuovo, cerca di frequentare la facoltà di medicina in cui incontrerà Felix, il suo amore. Ma anche lui le getterà in faccia il peggio, senza chiedere spiegazioni limitandosi a puntare il dito come del resto, successivamente, la giuria e i giudici.

<<Devi credermi, Jean, volevo solo che tacesse, che tutti tacessero. Volevo uccidere solo le parole, le parole che insudiciano e feriscono.>>

Una storia raccontata con uno stile più che magnetico, non si può fare a meno di leggere la storia di Pauline e sentire la sua realtà confrontata con ciò che dice la pubblica piazza, cercando di capire ed entrando in contatto con una donna che forse è stata giudicata duramente e ignorata nel momento del bisogno.
Credo che l'autore volesse riscattare la sua figura: si sente un sapore di rivincita nelle sue parole, ma non in un tono rabbioso piuttosto rassegnato, quel tono che usano le persone che non hanno proprio più nulla da perde, impossibile da non ascoltare o zittire.

I temi trattati sono vari e approfonditi soprattutto sul livello psicologico descrivendo, immagini, odori e emozioni che la protagonista prova e sente con tutta se stessa. Una persona che riconosce i suoi sbagli senza dimenticarsi i danni che ha subìto e che l'hanno cambiata profondamente causandole una morte interiore in un corpo vivo, insensibile al calore, al freddo, all'amore, alla tristezza. Questo è un libro che pone delle domande, richiede un'attenzione attiva da parte del lettore che si schiererà da una parte o dall'altra, dovrà decidere se credere nelle parole di Pauline (come ho fatto io) oppure attribuirle il giudizio che nessuno nella sua breve vita le ha risparmiato. Questo è un libro che grida e si dibatte sui pregiudizi rivolti verso le donne, invoca giustizia verso di loro, verso l'asse che le tiene relegate in un perbenismo falso e immorale.

<<Ero ossessionata da quella distorsione del francese che non contempla il femminile della parola "assassino".>>

<<Le donne sono ben lontane dal raggiungere quello status, e la legge, che pure si proclama giusta, conserva in sé quei veleni arcaici che mantengono il mondo della giustizia in una dimensione preistorica. Chi l'avrebbe detto che nella lingua francese si nascondessero tutte queste nefandezze?>>

Consiglio questo romanzo sopratutto a un pubblico femminile, anche se pensandoci bene una lettura a qualche maschietto non farebbe per nulla male. Vi incanterete leggendo la triste storia di Pauline Dubuisson.



COPERTINA 7 | STILE 8,5 | STORIA 8,5


Titolo: Vi scrivo dal buio
Autore: Jean - Luc Seigle
Editore: Edizioni E/O
Numero di pagine: 176
Prezzo: 16,00 euro


Trama:

Questo romanzo struggente racconta la storia di Pauline Dubuisson, condannata in Francia nel 1953, a 21 anni, per l’omicidio del giovane fidanzato.
Pauline non ha mai avuto una vita facile, due genitori distanti, un grave lutto, un’esperienza traumatica durante la guerra. Proprio quando Pauline ha trovato l’amore e sembra aver superato gli orrori del passato, una rivelazione la spinge a uccidere l’uomo che pensava di amare. 
La sua colpevolezza di fronte alla giustizia non sembra dipendere solo dai fatti, ma da un atteggiamento orgoglioso e indipendente che questa giustizia borghese e limitata non riesce a spiegarsi.
Nove anni dopo Pauline riceverà la grazia, ma lascerà la Francia per sempre, disperata per l’uscita di un film di grande successo con Brigitte Bardot che la dipinge come un mostro, colpevole non solo di aver ucciso il fidanzato ma di avere una personalità oscura e manipolatrice.
A quel punto Pauline è una donna che cerca disperatamente l’occasione di rifarsi una vita in Marocco, ma i fantasmi del passato torneranno a visitarla.

L'AUTORE

Jean-Luc Seigle è scrittore e drammaturgo. Vi scrivo dal buio è il suo quarto romanzo, e segue En vieillissant les hommes pleurent, vincitore del Grand Prix RTL/Lire.

martedì 27 settembre 2016

RECENSIONE || "Vincerò" di Rocco Mastrobuono

Buongiorno, lettrici e lettori!

Quest'estate è uscito per Artestampa Edizioni un romanzo che per tutti gli appassionati di Luciano Pavarotti è una vera chicca. "Vincerò" scritto sotto lo pseudonimo di Rocco Mastrobuono, è un romanzo che descrive senza essere polemico o pesante la vita intensa del grande tenore.


Rocco Mastrobuono ci parla in prima persona della sua sfortuna a non trovare lavoro: dopo due lauree di cui l'ultima in filosofia non lo portano a nulla e quindi decide di iniziare a scrivere una biografia di un personaggio famoso. Dopo un paio di fiaschi si trova quasi per caso a Modena in cui incontra due dei più cari amici di Luciano Pavarotti, il Bòla e il Colonnello che giocano a briscola. Rocco è consapevole che non sarà facile far parlare i due anziani signori ma decide di rischiare e rimanere in questa piccola cittadina in cerca di altre notizie. Oltre ai vecchi amici di Pavarotti, Rocco scopre una figura misteriosa, anche lei in grado di fornire notizie succose riguardo alla vita e ai fatti un po' più tenuti nascosti del grande Maestro.

Grazie a questa avventura complicata ma che diverte anche il nostro protagonista, Rocco metterà fine ai suoi problemi di disoccupazione e troverà la felicità.

Con un espediente romanzato, Mastrobuono (pseudonimo di fantasia) riesce a rivivere i fatti più salienti di Luciano Pavarotti, senza scadere nelle scabrosità, senza offendere e riesumando solo avvenimenti che portano il sorriso anche se a volte un po' malinconico.

Il ritmo rende avvincente la storia che non trasmette la sensazione di leggere una biografia. Credo che questo libro sia uno dei modi migliori per avvicinarsi a una figura importante nello scenario italiano in modo leggero, simpatico e al tempo stesso profondo e divertente. 


Consiglio anche i non modenesi doc una storia che vi farà divertire e incuriosire!



COPERTINA 8 | STILE 7,5 | STORIA 7,5


Titolo: Vincerò
Autore: Rocco Mastrobuono
Numero di pagine: 160
Prezzo: 17,00 euro 

Trama:

Rocco Mastrobuono, autore del libro e protagonista delle vicende narrate, è un editor quarantenne di origini calabresi perennemente senza lavoro. Si trova a trascorrere un breve periodo nel Nord Italia, a Modena, e capita in una polisportiva a bere un caffè. Di fianco al bancone del bar sente parlare dei vecchietti e capisce che stanno parlando di Luciano Pavarotti. Si tratta infatti degli storici “amici della briscola”, che non hanno mai abbandonato la passione per il tavolo di gioco. Mastrobuono, in un lampo, realizza che quella può essere l'occasione della vita: farsi amici i vecchietti e carpire da loro notizie più o meno scottanti sul grande tenore. Scrivere una biografia scandalistica piena di gossip e venderla a un editore è il passaggio successivo che Mastrobuono sogna di fare.
Comincia così una bizzarra vicenda che narra del rapporto che, tra caffè e ammazzacaffè offerti in polisportiva, si instaura tra questo precario di nuova generazione e due vecchi amici di Luciano Pavarotti. Piano piano, tra le mille diffidenze degli anziani e il cinismo disperato del protagonista, si fanno strada ricordi intensi e aneddoti a volte esilaranti a volte commoventi.
Oltre ai vecchietti della briscola compare, in sordina, un altro misterioso personaggio, Victor, che si dichiara in possesso di informazioni molto scottanti.
Dai racconti degli amici della briscola si affaccia, insieme alla storia del grande Maestro, la storia di una città, Modena, e di un paese, l'Italia, che risorge dalle macerie della seconda guerra mondiale. Come in una specie di catarsi, il gigantesco Luciano Pavarotti torna a essere il timido e impacciato Lucianino che canta Mamma al buio per salutare un amico che va a soldato, oppure l'uomo ormai vecchio e provato dalla malattia che è costretto a trascinarsi sul palcoscenico ed eseguire davanti a milioni di spettatori, forse per l'ultima volta, l'aria che tutti si aspettano da lui: il Nessun dorma. Un ritratto senza filtri, dietro le quinte di un palcoscenico mai del tutto abbandonato nella recita della vita. Eppure è proprio nella rappresentazione del mito che si sgretola che le note inarrivabili del Vincerò echeggiano in tutta la loro potenza drammatica: sono il grido di guerra di un grande lottatore, il testamento spirituale di un eterno sognatore, la solenne promessa di un uomo che può vincere la sua ultima battaglia perché nella vita ha conosciuto la sconfitta. 


lunedì 26 settembre 2016

RECENSIONE || "La prima verità" di Simona Vinci

Buongiorno, lettrici e lettori!


 Vi voglio parlare di un libro molto forte, un romanzo indelebile. "La prima verità" di Simona Vinci Einaudi Editore, vincitrice del premio Campiello 2016

La storia si incentra su un luogo ma anche sull'astrazione di quel luogo, la follia e gli eventi che la provocano. Leros è un'isoletta greca in cui vi è installato un manicomio. Tante persone uomini, donne, bambini vivono alla stregua degli animali da molto tempo. Angela deve scrivere la sua tesi di laurea e decide di recarsi a Leros come volontaria, insieme a un gruppo di ragazzi come lei, per approfondire e avere altro materiale da portare oltre che ad aiutare gli infermieri che già sono presenti per assistere i malati.



"La fotografia è in bianco e nero e non so se è questo a rendere tanto drammatica l'oscurità che sembra avanzare e gonfiarsi a inghiottire tutto come un vortice d'aria nera- Uno spazio infinito si estende da lì all'eternità e dentro quello spazio sono sicura che ci siano tutti i demoni del mondo."


In quel luogo troverà qualcosa a cui non era pronta e inizierà a ricostruire le storie smozzicate dei pazienti a partire da documenti polverosi e vecchi. La loro condizione le ricorda il suo, ormai scomparso, fratello anche lui affetto da una malattia che non gli permetteva di vivere come un bambino normale, bensì rinchiuso nel suo mondo. Da qui inizia la scoperta delle vite passate nell'istituto in particolare quelle di Teresa, Nikolaos, Stefanos e Basil. Loro sono i malati, o meglio i pazienti che vengono rinchiusi nel manicomio. Teresa e Nikolaos in tenera età, da bambini giudicati strani con un passato terribile che va ben al di là dell'immaginabile. Basil e Stefanos hanno una storia a parte, che si intreccia inevitabilmente con il 1992, quando Angela e gli altri volontari si trovano a Leros e poi nel 2009, quando la stessa protagonista tornerà sull'isola per scoprire di più. Il ruolo di Angela è fondamentale per riscoprire le storie di chi ha vissuto negli anni Sessanta del Novecento in quell'isola che sembra maledetta.

"Le parole dei pazzi sono magiche.
Le parole dei pazzi sono sempre false e sono la cosa più vera di tutte. 
Se entri nelle parole di un pazzo, cerchi di seguire il suo filo logico e di capire che cosa ti sta dicendo, a un certo punto ti rendi conto che ti sei perso. Adesso stai nel bel mezzo do un labirinto. Il panico cresce. Non sai più da che parte girarti, come proseguire, non riesci più neanche a ricordarti come hai fatto ad arrivare fino a lì, sai solo che ci sei, in quel posto inaspettato in cui tutto quello che credevi di sapere e che ti dava sicurezza non esiste più."

Il libro della Vinci non è un romanzo semplice da leggere e da vivere, usa parole che fanno immaginare al lettore uno scenario davvero terribile, non risparmia nulla e lascia poco al "non detto". Non scorre via liscio sotto gli occhi e al contempo è impossibile staccarsi da questa storia. È un racconto che si impone al lettore, pretende attenzione, comprensione e riflessione. Lascia una traccia indelebile, una via di mezzo tra la denuncia e la richiesta di empatia con i personaggi, difficile da ignorare.
È evidente che il solco principale del romanzo attinga dall'anima stessa dell'autrice che non si esime da esprimere, a termine del libro, un pezzo fondamentale della sua vita, che l'ha portata a vivere la pazzia, le stranezze, in modo differente rispetto alle altre persone. Serve un amore profondo per stare accanto a queste persone ed è indispensabile asportare l'indifferenza per loro che probabilmente è ciò che li uccide più che la malattia in sè. 

"Avrei potuto essere io quella bambina nuda, legata con cinghie di contenzione a un lettino spinto contro i margini dell'abisso dove, se precipiti, non ci sarà nessuna mano ad afferrarti."

Il ritmo del romanzo non è riscontrabile in altri libri, unico, seguendo lo schema del libro, i flashback, i racconti dei diversi personaggi e gli intrecci, a volte lontani anni, tra loro. Probabilmente la storia che più mi ha segnata è stata quella di Teresa. Una sensazione in particolare mi è rimasta impressa: il senso di vuoto dove prima era pieno, pieno di qualcosa che lei non riusciva a immaginare, non riusciva ancora a gestire, ma che c'era. Il vuoto, come ci spiega lei, è assenza e questo sarà il fatto che la porterà oltre il baratro che segna il confine di ciò che è sano da ciò che non lo è. 


COPERTINA 7 | STILE 8 | STORIA 7,5


Titolo: La prima verità
Autore: Simona Vinci 
Editore: Einaudi Editore
Numero di pagine: 408
Prezzo: 20,00 euro

Trama:

Tra gli abbandonati, i reclusi, i dimenticati Simona Vinci tesse il filo d'oro di una storia che arriva dal passato e viene fino a te, proprio a te che stai leggendo, qui e ora. È una storia scandalosa, perché non si può narrare senza rivelare anche i fantasmi di chi la sta scrivendo.

Ciò che Angela non può sospettare, quando decide di raggiungere l'isola maledetta, l'isola lager, è che il segreto sepolto tra quei bianchi enormi edifici sia piú sconvolgente di ogni immaginazione. E che spetti proprio a lei disseppellire quel segreto e affrontarlo a viso aperto. Costi quel che costi, per il bene di tutti. Ciò che Angela non ha assolutamente messo in conto, è che si apra per lei a Leros l'avventura della vita.

«Poi la serratura, improvvisamente docile, si sbloccò nella sua mano con un gemito e la porta si aprí».

Nel 1992 Angela, giovane ricercatrice italiana, sbarca sull'isola di Leros. È pronta a prendersi cura, come i suoi colleghi di ogni parte d'Europa, e come i medici e gli infermieri dell'isola, del perdurante orrore, da pochi anni rivelato al mondo dalla stampa britannica, del «colpevole segreto d'Europa»: un'isolamanicomio dove a suo tempo un regime dittatoriale aveva deportato gli oppositori politici di tutta la Grecia, facendoli convivere con i malati di mente. Quelli di loro che non sono nel frattempo morti sono ancora tutti lí, trasformati in relitti umani. Inquietanti, incomprensibili sono i segni che accolgono la ragazza. Chi è Basil, il Monaco, e perché è convinto di avere sepolto molto in alto «ciò che rimane di dio?» E tra i compagni di lavoro, chi è davvero la misteriosa, tenace Lina, che sembra avere un rapporto innato con l'isola?

Ogni mistero avrà risposta nel tesoro delle storie dei dimenticati e degli sconfitti, degli esclusi dalla Storia, nell'«archivio delle anime» che il libro farà rivivere per il lettore: storie di tragica spietata bellezza, come quella del poeta Stefanos, della ragazza Teresa e del bambino con il sasso in bocca.

Con La prima verità che, fin dal titolo, da un verso di Ghiannis Ritsos, allude a una verità di valore assoluto oltre e attraverso le vicende del libro, che si svolgono in luoghi e tempi diversi, e delle vite dei personaggi che via via si presentano al lettore, Simona Vinci torna al romanzo dopo molti anni, e vi torna con una felicità e una libertà mai raggiunte prima.


L'AUTRICE

Simona Vinci è nata a Milano nel 1970 e vive a Bologna. Il suo primo romanzo, Dei bambini non si sa niente(ultima edizione Einaudi Stile libero, 2009) ha riscosso un grande successo. Caso letterario dell'anno, è stato tradotto in numerosi altri paesi, tra i quali gli Stati Uniti. Sempre per Einaudi sono usciti la raccolta di racconti In tutti i sensi come l'amore («Stile libero», 1999) e i romanzi Come prima delle madri («Supercoralli», 2003 ed «Einaudi Tascabili», 2004), Brother and Sister («Stile libero», 2004), Stanza 411 («Stile libero Big», 2006), Strada Provinciale Tre («Stile libero Big», 2007) e La prima verità («Stile libero Big», 2016). Per i lettori più giovani ha pubblicato Corri, Matilda (E.Elle, 1998) e Matildacity (Adnkronos Libri, 1998). Ha scritto il racconto La più piccola cosa pubblicato nell'antologia Le ragazze che dovresti conoscere («Stile libero Big», 2004). Inoltre nel 2010 ha collaborato alla raccolta Sei fuori posto (Einaudi, Stile libero Big).









venerdì 23 settembre 2016

RECENSIONE || "La grazia del demolitore" di Fabio Bartolomei

Buongiorno, lettrici e lettori!

Ho letto "La grazia del demolitore" di Fabio Bartolomei Edizioni E/O inizialmente con i miei soliti pregiudizi sia sul genere del libro che sullo stile stile sconosciuto di questo autore, in seguito con grande passione e tenerezza, per una storia che vale davvero la pena di conoscere.

Davide è figlio del più grande costruttore in circolazione, Glauco Lancia, detto il "Papa". Da poveri e affamati, grazie alla scalata di Glauco la famiglia Lancia ha fatto un grandissimo salto di qualità in cui non mancano le macchine costose, la piscina in casa, una villa enorme che Davide non ha nemmeno mai esplorato tutta, giardinieri, domestiche e privilegi.

Glauco detta legge in casa sua, per lui l'importante è essere il numero uno nel suo lavoro, non gli interessa sopra chi deve passare o corrompere, che cosa comporterà la costruzione di quel gigantesco palazzo o complesso. Davide ha ormai trent'anni, due lauree, quattro master  e una vita passata su un gonfiabile in piscina, tra locali pieni di musica che spacca le orecchie e fa rimbombare la cassa toracica. Lo affiancano sempre due suoi amici: Mila aspirante avvocato e Massimiliano anche lui ricchissimo che cerca di fare il costruttore tra una metanfetamina e l'altra.

Per Davide la cosa a cui tiene di più è essere all'altezza del padre, soddisfarlo e in ultimo lavorare con lui. Spera che la demolizione del palazzo in cui abitava  sua nonna e in cui ora è rimasta solo un'inquilina, sia il trampolino di lancio, la prova decisiva per convincerlo che lui può ereditare il suo impero. Il progetto è quello di tirare il giù il palazzo e costruire appartamenti per multimilionari lussuosi e super tecnologici. Davide si impegna con tutta l'anima per il progetto finchè non mette piede nel palazzo e incontra Ursula. Lei è cieca, non fin dalla nascita, ma a causa di una malattia che ha tolto i colori dalla sua vita. Per una serie di coincidenze Davide si ritrova incastrato nell'appartamento di Ursula che non si è accorta della sua presenza. In Davide scatta qualcosa: vederla muoversi nel suo ambiente con sicurezza, insieme al suo cane Bau, gli fa un certo effetto, tenero ed erotico. La consapevolezza che lei non sa che lui la sta guardando, ammirando rende tutto così pericoloso che Davide non riesce più a farne a meno. Mano a mano prende l'abitudine di intrufolarsi senza fare rumore in casa di lei, usa il suo deodorante in modo da essere un fantasma che inizialmente la osserva e poi inizia a facilitarle la vita, mettendo a posto l'appartamento, facendo piccole riparazioni e poi infatuandosi e innamorandosi di lei.

Ma il palazzo andrebbe demolito. Deve essere demolito per volere di Glauco. In questo modo Ursula perderebbe tutti i suoi punti di riferimento, il marciapiede di cui conosce ogni imperfezione, il bar in cui l'aspetta il suo amico, le siepi con cui si orienta per arrivare al portone. Cosa deve fare Davide? Perdere ogni ricchezza e l'approvazione di suo padre o aiutare Ursula e cerca di ristrutturare il palazzo e quindi guadagnare meno? Rispettare il quartiere lavorando onestamente o sfruttare ogni metro cubo e puntare ai milioni?

Ed ecco che ci troviamo alla meraformosi di un uomo che capisce, si immedesima nella vita semplice e quotidiana di una donna non dipinta come debole, ma forte e sicura di se stessa con l'unico bisogno di un ambiente stabile e sicuro che le faccia ritrovare la via di casa. Davide oltre a trasformarsi provoca un mutamento anche nei suoi due amici Mila e Massimiliano che lasciano la loro vita da bamboccioni e imparano la soddisfazione del lavoro, il sudore sulla pelle, il lavoro di squadra.

Un romanzo avvincente, assolutamente magnetico e divertente, di una semplicità che riesce a toccare la profondità delle cose vere, delle cose per cui vale la pena lottare. La sensazione a fine lettura è quella di serenità, quando si compie qualcosa di giusto anche se con tanta fatica. Bartolomei con uno stile davvero equilibrato riesce a intrigare il lettore senza annoiarlo con i soliti stereotipi, andando al di là dell'usuale racconto e portandoci in un universo di tenerezza e amore davvero meraviglioso. Assolutamente consigliato!



COPERTINA 8 | STILE 8,5 | STORIA 8,5


Titolo: La grazia del demolitore
Autore: Fabio Bartolomei
Editore: Edizioni E/O
Numero di pagine: 274
Prezzo: 18,00 euro




Trama:

Tra Davide e l'inizio di una brillante carriera sulle orme del padre, uno dei costruttori più ricchi e spietati della città, c'è solo l'abbattimento di una vecchia palazzina popolare nella quale abita un'ultima inquilina, Ursula, una ragazza cieca. Lui è bello, cinico, forte di un'illimitata disponibilità economica, lei è poco attraente, povera di mezzi, già rassegnata al suo destino eppure basterà un imprevedibile malinteso per modificare gli equilibri delle forze in campo e portare Davide, con la complicità di uno sgangherato gruppo di muratori, a imbarcarsi in un delirante progetto di salvataggio. Tutto all'insaputa di Ursula. La grazia del demolitore è la cronaca di una guerra combattuta in segreto, la storia di un amore che ha la straniante poesia di un tango ballato a distanza. 




L'AUTORE

Fabio Bartolomei vive a Roma. I suoi libri sfruttano il modulo della commedia all’italiana per far ridere senza nascondere i mali e i difetti del nostro Paese. Le Edizioni E/O hanno pubblicato nel 2011 Giulia 1300 e altri miracoli, da cui è stato tratto il film Noi e la Giulia, diretto da Edoardo Leo, nel 2012 La banda degli invisibili, nel 2013 We Are Family e nel 2014 Lezioni in Paradiso




mercoledì 21 settembre 2016

RECENSIONE || "I custodi di Slade House" di David Mitchell

Buongiorno, lettrici e lettori!

Ecco la seconda recensione da brivido della settimana: "I custodi di Slade House" di David Mitchell Frassinelli. Non sono un amante dei romanzi che scadono nell'horror e questo libro non mi ha per nulla delusa, puntando piuttosto su dei toni onirici, scuri e soffusi.

Slade House potremmo definirla una casa di fantasmi. Beh, non proprio fantasmi. Diciamo che è una casa che appare solo una volta ogni nove anni, nell'ultimo weekend di ottobre e che per questa occasione qualcuno di "dotato" viene invitato e non fa più ritorno a casa. Una serie di misteriose sparizioni dopo qualche decennio iniziano a destare sospetti. La storia inizia dal 1979 in cui una madre e un figlio che si recavano a casa di una amica della madre e si volatilizzano nel nulla. Vengono visti poco prima di entrare nel vicolo chiamato Slade Alley da un signore che era lì di passaggio, Fred Pink. Proprio quest'ultimo sarà una figura fondamentale per tutta la trama, la scintilla per altre sparizioni nel corso degli anni, ma anche per scoprire cosa davvero cela questa grande magione che non esiste ma ricompare in tutto il suo splendore per inghiottire anime. Chi ci sarà dietro? Chi riuscirà a fermare questi "vampiri di anime"?

Con un ritmo magnetico e impossibile da ignorare, David Mitchell ci porta in una storia ad alta tensione, un incubo, con delle atmosfere sfumate e cupe ma mai stucchevoli o macabre. La sensazione di inquietudine viene comunicata dalla confusione dei personaggi presi in trappola, dalle visioni, dai rumori della casa e dalla paura di chi capisce che non uscirà indenne dalla situazione cui si trova. Il lettore è trasportato all'interno del racconto che scivola veloce senza intoppi, in un racconto di paura davvero intrigante e intelligente.

Consiglio questo romanzo agli amanti del thriller, del giallo ma anche della fantascienza e delle scienze occulte. Vi terrà incollati alle pagine, in una storia davvero attraente. 



COPERTINA 8 | STILE 8,5 | STORIA 8


Titolo: I custodi di Slade House
Autore: David Mitchell
Editore: Frassinelli
Numero di pagine: 233
Prezzo: 19,00 euro




Trama:

Voltato l'angolo di una via di Londra, proprio dove occhieggiano le vetrine di un popolare pub inglese, lungo il muro di mattoni che costeggia un vicolo strettissimo, se tutto gira per il verso giusto, troverete l'ingresso di Slade House. 

Un perfetto sconosciuto vi accoglierà chiamandovi per nome e vi inviterà a entrare. La vostra prima reazione sarà la fuga. 
Ma presto vi accorgerete che allontanarsi è impossibile. 
Ogni nove anni, l'ultimo sabato di ottobre, gli abitanti della casa - una sinistra coppia di gemelli – estendono il loro particolare invito a una persona speciale, sola o semplicemente diversa: un adolescente precoce, un poliziotto fresco di divorzio, un timido studente universitario.
Ma che cosa succede, veramente, dentro I custodi di Slade House?
Per chi lo scopre, è già troppo tardi…


L'AUTORE

David Mitchell nato nel 1969 a Southport, nel Lancashire, è laureato in Letteratura inglese e americana e ha conseguito un ulteriore diploma in Letteratura comparata mentre lavorava in una libreria di Canterbury. Ha vissuto in Giappone, insegnando inglese, dal 1994 al 2003, quando si è trasferito in Irlanda con la moglie e i fi gli, e ora si dedica a tempo pieno alla scrittura. Per Frassinelli ha già pubblicato Nove gradi di libertà, vincitore del Mail on Sunday/John Llewellyn Rhys Prize e finalista del Booker Prize, Sogno numero 9, A casa di Dio, I mille autunni di Jacob de Zoet. Da L'atlante delle nuvole, anch'esso finalista del Booker Prize, è tratto il kolossal dei fratelli Wachowski, Cloud Atlas.



lunedì 19 settembre 2016

RECENSIONE || "Lo stradivari perduto" di John Meade Falkner

Buongiorno, lettrici e lettori!

Eccoci qui insieme a "Lo stradivari perduto" di John Meade Falkner Neri Pozza Editore, una bella storia di fantasmi in poco meno di 200 pagine.

Tutto ha inizio, nel 1842 in Inghilterra, con una lettera da parte della zia di Edward Maltravers per raccontargli gli eventi spiacevoli che in giovinezza hanno coinvolto sua madre e suo padre, morti senza quasi conoscerlo.

Il fratello di Sophia Maltrvers, John, era un ricco giovane, intelligente, gentile e simpatico studente di Oxford. Con lui, il suo più caro amico, Mr. William Gaskell, suona insieme nelle ore serali, convivendo una grande passione per la musica: John il violino e William il pianoforte. Di ritorno da un viaggio in Italia William porta con sé uno spartito di un certo Graziani, intitolato "Areopagita", una melodia che lascia intendere pensieri maliziosi e una danza sensuale. Solitamente suonano questa musica alla fine dei loro esercizi e sentono uno strano suono quando ha inizio l'ultima parte della sonata: come se qualcuno si stesse sedendo sulla poltrona di vimini alle loro spalle per ascoltarli suonare e poi si alzasse al termine della loro esecuzione. 
Chi sarà mai? È solo uno scherzo della loro mente? Si lasciano suggestionare da quella melodia inevitabilmente coinvolgente?

La vicenda porterà il protagonista, John, a scoprire a sue spese tutto il mistero che si nasconde dietro la melodia. Qualcuno vissuto nel passato e legato alla musica si incastrerà nella sua vita avvelenandola e non lasciandola fino alla morte.

Con uno stile antico, Falkner costruisce con un pretesto una storia fatta di racconti: la storia viene portata avanti dalle parole di Sophia Maltravers e da Mr. Gaskell in un susseguirsi di misteri, apparizioni e viaggi. Un'avventura dal sapore inquietante e di un tempo passato, dal linguaggio pregiato e magnetico che consiglio a tutti gli amanti del thriller, del giallo ma anche del romanzo storico. L'intreccio è sapientemente equilibrato e chiaro, con un ritmo incalzante quanto basta per trasmettere, sì l'aspetto malevole della faccenda ma anche le emozioni che attanagliando i protagonisti del libro, assomigliando molto ai romanzi del grande Wilkie Collins. Davvero super consigliato!


COPERTINA 8,5 | STILE 8,5 | STORIA 8,5


Titolo: Lo stradivari perduto
Autore: John Meade Falkner
Numero di pagine: 153
Prezzo: 14,50 euro

Trama:

Nel 1842, come ogni giovane di belle speranze proveniente da Eton, John Maltravers frequenta l’Università di Oxford, iscritto a uno dei più antichi college inglesi, il Magdalen Hall. Nelle ore libere dagli studi coltiva la sua grande passione: la musica. Valente violinista, si esercita spesso nel suo appartamento, accompagnato al pianoforte da William Gaskell, studente al New College ed eccellente pianista. In una notte insolitamente calda, quando Gaskell ha appena lasciato il Magdalen Hall, sfogliando gli spartiti lasciati sul tavolo dall’amico, John è attratto da una copia manoscritta di alcune suite, redatta a Napoli nel 1744. Seguendo uno di quei misteriosi impulsi che sfuggono al controllo della ragione, posa lo spartito sul leggio, toglie il violino dalla custodia e comincia a suonare l’Areopagita, l’unica suite del libro che ha il pregio di un titolo. Alle battute iniziali di un’aria piena di brio, sente dietro di sé un cigolio proveniente da una vecchia poltrona di vimini. Un po’ divertito, un po’ seccato, senza volgere lo sguardo, conclude l’aria, chiude lo spartito e va a dormire.
Qualche tempo dopo, alle prime luci dell’alba di una notte insonne – sotto l’effetto esaltante dell’incontro serale con la bella Constance Temple – dopo aver suonato con incomparabile slancio l’inizio della suite, attaccando di nuovo quell’aria, John riavverte quel rumore sinistro, seguito stavolta da una sensazione inconsueta e sconvolgente. Volge lo sguardo e, nella luce argentea del mattino, scorge, seduta sulla poltrona di vimini, la sagoma di un uomo…
Scritto dalla mano sapiente di John Meade Falkner, ispirato a grandi classici gotici come Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr Hyde, pari per eleganza a capolavori come Giro di vite di Henry James, Lo Stradivari perduto è la storia di una possessione che, nella compita Inghilterra vittoriana, travolge un giovane uomo sino al punto da trascinarlo lontano dagli affetti, dalla fede, dai retti principi morali, tra città gotiche e corrotte, atmosfere pagane e un’Arte così perfetta da sembrare maledetta.


L'AUTORE

John Meade Falkner (1858-1932) è stato un romanziere e poeta inglese. Educato a Oxford, è autore di raccolte di poesie, romanzi – oltre a Lo Stradivari perduto (1895), Moonfleet (1898) e The Nebuly Coat(1903) – e di quattro opere di letteratura di viaggio e storia locale.

giovedì 15 settembre 2016

RECENSIONE || "Confusione" di Elizabeth Jane Howard, la saga dei Cazalet

Buongiorno, lettrici e lettori!

Ho letto in anteprima il terzo volume, "Confusione" Fazi Editore di una delle saghe che più mi ha preso in assoluto. I Cazalet, di Elizabeth Jane Howard, che come avrete avuto modo di capire dai precedenti libri, sono una famiglia alto borghese inglese. "Gli anni della leggerezza" e "Gli anni dell'attesa" ci hanno raccontato come hanno affrontato il periodo immediatamente precedente alla seconda Guerra Mondiale e i primi della stessa. 

In "Confusione" i personaggi hanno subito mutamenti sostanziali dal primo volume. Polly e Clary sono giovani donne e Louise oramai una donna sposata. Qualche coppia è stata separata e le situazioni che prima erano in bilico adesso sono degenerate, non totalmente ma nemmeno troppo lontano dall'esplosione. Gli anni affrontati sono quelli interni e finali della guerra che modificano le sorti di tutti in particolare dei giovani, spaesati e appunto confusi su che cosa faranno quando la pace arriverà, aspettandola con speranza ma al contempo con grande timore.

In campagna nulla è mutato, gli anziani della famiglia rimangono sempre gli stessi e la narrazione si concentra su figli e nipoti che intraprendono strade differenti, soprattutto sulla parte femminile della famiglia con qualche eccezione. In ognuna delle loro vite subentra qualcuno che le sconvolge in senso positivo o in senso negativo o in un'onda che inizia positivamente e si conclude drammaticamente, che le confonde e le aiuta ad attraversare quel sottile ma anche complicato confine che le muta da giovani donne ad adulte. Un protagonista nuovo e cruciale in questo romanzo è Archie: lo abbiamo conosciuto nel secondo volume, vecchio amico di Rupert e invaghito di Rachel quando era giovane, si trova a fare il consigliere per molti dei membri della famiglia Cazalet. Essendo interno ma non invischiato emotivamente è spesso preso in causa per scelte difficili soprattutto da Polly e Clary, ma anche da Hugh e Lydia, Zoë e anche Louise chiederà il suo aiuto.


Lo stile della Howard è eccezionale come al solito. Il lettore entra nella sfera emotiva e sentimentale di ogni singolo personaggio (la Howard approfondisce accuratamente le sensazioni di tutti i protagonisti che sono sotto la sua lente)  frugando tra i loro pensieri che non vengono censurati e spesso sono contraddittori, sfumando in ampie tonalità e così  donando una genuinità assoluta agli eventi della loro esistenza. Si capisce bene l'ansia che porta la guerra per ognuno di loro, quanto limiti le persone e quanto invece dia una sorta di equilibrio anche se precario. Mi sembra che "Confusione" sia anche il libro che più di altri è protagonista di sotterfugi: la famiglia viene considerata sempre più conservatrice e soffocante, tanto da tener nascosti i segreti che ognuno di loro nasconde dai più evidenti ai più imbarazzanti. Proprio grazie a questi segreti stuzzicanti, e che spesso fanno sentire in colpa i nostri beniamini, il ritmo alto e molto più incalzante rispetto ai due volumi precedenti rendono l'immedesimazione con i protagonisti praticamente totale.

Il personaggio in cui più calzo in questo terzo libro è Louise molto presente in "Confusione". La nuova vita che l'aspetta, prima tanto sperata, non è rosea, facile e felice come se l'aspettava. Dover continuamente recitare  la spossa, non comprende appieno i suoi sentimenti tanto da ammettere da non averne e il sentirsi spaesata con le nuove responsabilità che le si presentano la rendono a tratti molto ribelle e a tratti assolutamente sottomessa ma sempre con un fondo di rancore, rabbiositá e rassegnazione che temo scoppierà nel prossimo volume.

Ed è così che in "Confusione" continua la storia di questa numerosa e intricata famiglia, un racconto composto di sentimenti, relazioni, intrecci e vita in un periodo storico di crisi totale, in balia delle bombe e degli addii, ma anche di attese cocenti e di speranze deluse, un altro volume da non perdere!


COPERTINA 7 | STILE 8,5 | STORIA 8,5


Titolo: Confusione
Autore: Elizabeth Jane Howard
Editore: Fazi Editore
Numero di pagine: 496
Prezzo: 18,50 euro



Trama:

È il 1942: da quando abbiamo salutato i Cazalet per l’ultima volta è trascorso un anno. I raid aerei e il razionamento del cibo sono sempre al romanzo l’ordine del giorno, eppure qualcosa comincia a smuoversi: per le giovani Cazalet la lunga attesa è finita e finalmente Louise, Polly e Clary fanno il loro ingresso nel mondo. Quella che le aspetta è una vita nuova, più moderna e con libertà inedite, soprattutto per le donne. Le cugine si avviano su strade disparate, tutte sospese tra la vecchia morale vittoriana del sacrificio e un costume nuovo, più disinvolto, in cui le donne lavorano e vivono la loro vita amorosa e sessuale senza troppe complicazioni. Mentre Louise si imbarca in un matrimonio prestigioso ma claustrofobico, sul quale incombe l’ingombrante presenza della suocera, Polly e Clary lasciano finalmente le mura di Home Place per trasferirsi a Londra e fare i loro primi passi nell’agognata età adulta, che si rivela ingarbugliata ma appagante. Per quanto riguarda il resto del clan, fra nascite, perdite, matrimoni che vanno in frantumi e relazioni clandestine che si moltiplicano, i Cazalet vanno avanti a testa alta e labbra serrate, sognando, insieme ai loro amici e ai loro amanti, la fine della guerra: «il momento in cui sarebbe iniziata una vita nuova, le famiglie si sarebbero ricongiunte, la democrazia avrebbe prevalso e le ingiustizie sociali sarebbero state sanate in blocco». Ormai ci sembra di conoscerli personalmente, e non possiamo che attendere insieme a loro quel momento. Nel frattempo, godiamoci i colpi di scena di Confusione, che ci lasceranno senza fiato.


L'AUTRICE

Figlia di un ricco mercante di legname e di una ballerina del balletto russo, ebbe un’infanzia infelice a causa della depressione della madre e delle molestie subite dal padre. Donna bellissima e inquieta, ha vissuto al centro della vita culturale londinese della seconda metà del Novecento e ha avuto una vita privata burrascosa, costellata di una schiera di amanti e mariti, fra i quali lo scrittore Kingsley Amis. Da sempre amata dal pubblico, solo di recente Howard ha ricevuto il plauso della critica. Scrittrice prolifica, è autrice di quindici romanzi. La saga dei Cazalet è la sua opera di maggior successo, con un milione di copie vendute. Nel 2014 Fazi Editore ha pubblicato il suo romanzo Il lungo sguardo. Di prossima pubblicazione anche i cinque volumi della saga dei Cazalet.