mercoledì 30 novembre 2016

RECENSIONE || "L'occhio del male" di Joyce Carol Oates

Buongiorno, lettrici e lettori!

Bompiani ha appena editato "L'occhio del male" di Joyce Carol Oates, scrittrice molto prolifica e in corsa per il Nobel per la letteratura. È il primo libro che leggo di suo e devo dire che mi ha stregata.

Il volume raccoglie quattro novelle dai toni cupi. In ognuna di esse  spicca il lato "visivo" della storia - perfettamente in accordo con il titolo - e descrive relazioni affettive malate. Nella prima, "Malocchio", qualcosa non va in un occhio di un personaggio; nella seconda si parla di stalking e quindi il tema ritorna a allo spiare, vedere di nascosto qualcuno, senza essere visto; nella terza, "Esecuzione", è importante che la vittima abbia visto l'assassino e si ricordi di lui; nella quarta, "Il pianale", qualcuno abusa di una bambina, un parente, che non viene mai scoperto, mai visto come nel giorno della sua brutale morte.

La storia che mi è piaciuta di più è la seconda, "Così vicino. In ogni momento. Sempre", ha un climax che sale fino all'apice con la morte di uno dei personaggi. Inizialmente sembra una storia d'amore tra adolescenti che poi si trasforma in qualcosa di diverso e spiacevole. Un sottile confine viene oltrepassato: tra essere protettivi ed essere ossessivi, passa davvero un capello. E così si inizia a dubitare di ogni gesto e parola detta all'inizio del racconto, a guardarlo sotto una luce differente.

In tutte  le novelle c'è una sorta di morale esemplificata da una vendetta (del fato o compiuta dai protagonisti): una sensazione di rivincita predomina nella terza storia, di vendetta nella quarta. I racconti sono intriganti e iniziano nel mezzo di una scena lasciando la comprensione al lettore, senza spiegare chi sono i personaggi e centellinando le informazioni per infiammare la curiosità di chi legge. Una lettura leggera ma che cela una profondità emotiva molto forte, le sensazioni e le emozioni dei personaggi sono descritte così bene da sentirle nelle ossa.
Lo stile è scorrevole, fluido ed è capace di inquietare il lettore con poche ma efficaci strategie narrative, tanto da ribaltare completamente la situazione e l'idea che chi legge si era fatto fino a quel punto.

Brillante, avvincente e spaventoso il libro di Joyce Carol Oates scopre i lati maligni degli uomini, provoca il sospetto e l'inquietudine, in un crescendo di paura e orrore.



COPERTINA 8,5 | STILE 8 | STORIE 8 | SVILUPPO 8,5



Titolo: L'occhio del male
Autore: Joyce Carol Oates
Editore: Bompiani
Numero di pagine: 216
Prezzo: 17,00 euro



Trama:

In questa raccolta Joyce Carol Oates offre al lettore quattro racconti sull’amore, mostrando fino a che punto possono arrivare le persone per trovarlo, tenerlo e a volte mettervi fine, e continua la sua esplorazione degli angoli più bui e disturbanti della natura umana. Nel primo racconto della raccolta incontriamo Mariana, la quarta giovane moglie di un noto intellettuale. Quando una notte la sfacciata prima moglie del marito va da loro, Mariana scopre una terribile verità che minaccia il suo matrimonio e la sua stessa sanità mentale. Allo stesso modo tutte le storie che compongono la raccolta raccontano legami d’amore in cui la tensione, il segreto, la violenzadei legami e delle passioni catturano il lettore in una suspense continua.


L'AUTRICE

Joyce Carol Oates vincitrice del National Book Award, del Pen/Malamud Award for Achievementin Short Story e del Prix Femina, è professore emerito in Lettere presso l’Università di Princeton, e dal 1978 membro dell’American Academy of Arts and Letters. Tra i suoi libri (che comprendono romanzi, racconti, poesie e commedie), Bompiani ha pubblicato Storia di una vedova, Doppio nodo, Blonde, La femmina della specie, Misfatti. Racconti di trasgressione e Stupro. Una storia d’amore.









lunedì 28 novembre 2016

RECENSIONE || "Fato e furia" di Lauren Groff

"Avrebbe potuto morire di felicità in quel preciso istante. Immaginò il mare gonfiarsi per risucchiarli, scarnificarli con la sia lingua e rivoltare le loro ossa in un abisso di molari corallini. Se lei era al suo fianco, pensò, se ne sarebbe andato cantando."


"Fato e furia" di Lauren Groff Bompiani si apre con una caratteristica che rincontreremo in tutta la storia: la voracità e la spensieratezza della giovinezza, velata da qualcosa di oscuro e profondo, messa in risalto da una lucente sessualità. 
I protagonisti sono Lancelot Satterwhite e la sua algida e perfetta moglie Mathilde.

I due sono innamorati fin dal primo sguardo e all'età di soli ventidue anni, dopo due settimane di conoscenza, si sposano. Lotto è un ricco ereditiero: suo padre muore quando lui è ancora piccolo e lui vive ritirato in Florida con sua madre, la zia e la piccola sorellina. A causa delle sue scorribande e della sua passione per le ragazze viene spedito in un collegio maschile in Inghilterra, a cui farà seguito l'università a Vassar. Il matrimonio con la sua amata lo metterà contro la madre. Lo disereda e si rifiuta di vederlo. Mathilde sembra non avere un passato e conquista immediatamente Lotto con la sua fisicità: alta, bionda, attraente (e molto intelligente) per lei è facile catturarlo. Diversamente, la madre di Lancelot non la vede così; per suo figlio, il suo adorato bambino dotato di un grande talento -un predestinato alla fama e alla gloria- (la luce che irradia, la felicità che riesce a trasmettere agli altri) pensava a qualcosa di meglio. Soprattutto dopo aver scoperto il passato di quella docile ragazza.

"Era andata avanti per mesi con vino e zucchero perché, cazzo, non aveva avuto una vera infanzia e cos'era il dolore se non un capriccio ritardato da placare con sesso e dolcetti?"

La vita matrimoniale riserverà non poche sorprese a questa coppia apparentemente perfetta e baciata dalla fortuna. La realtà è ben diversa. Mathilde nasconde un lato che non mostra a nessuno men che meno a suo marito, e Lotto si rivelerà essere splendente, certo, ma anche cieco e pieno di sè. Il personaggio di Mathilde è quello che più colpisce: in superficie calma e bella come il mare, nel profondo nasconde correnti terribili da sopportare, mostri marini terribili, pericolosi e indomabili. All'apparenza sbiadita in confronto alla celebrità che il marito raggiunge come drammaturgo, nella sostanza è lei il burattinaio, la mente e la mano.

<<"A dire il vero, volevo incontrare lei quasi quanto volevo incontrare lui", disse Land.
"Perché?" Mathilde stava arrossendo. Flirtava? Impossibile.
"Lei è la storia non raccontata", disse. "Il mistero."
"Che mistero?"
"La donna con cui ha scelto di passare la vita", disse Land.>>

Il libro è costruito in modo tale che anche le parti che lo compongono abbiano un significato: non a caso la storia di Mathilde ci viene raccontata dopo la morte di Lotto. Denotazione e connotazione sono i veri protagonisti del libro, superficie e profondità, il non detto è il re della scena, ciò che il lettore legge tra le righe è la vera chiave per scoprire cosa si cela sotto questa patina di perfezione. Il lessico è scelto con attenzione e alle volte insufficiente tanto da dover ricorrere a dei neologismi. Le parole scorrono sotto la pelle, vengono sparate allo scopo di entrare dentro al lettore.
Solo l'amore rimane puro, il loro amore, è vero e dolce. Colpisce come l'autrice utilizzi la sessualità come veicolo di felicità, soddisfazione, rancore appagato, vendetta: quando manca, l'ombra si innalza sulle vite dei personaggi. Così facendo il mero atto sessuale, perde la sua connotazione volgare e diventa qualcosa di diverso.

Il romanzo di Lauren Groff è originale, non si ha la più pallida idea di come la vicenda possa finire, quali svolte possa prendere o come possa deviare. Lo stile è scorrevole, fluido e magnetico, si fa fatica a smettere di leggere di Lotto e Mathilde, probabilmente anche per l'imprevedibilità della trama. Tutti i personaggi sono costruiti molto bene, lasciando trapelare il soffio di vita che l'autrice ha influsso in loro, diventando scandalosamente realistici.

Dal sapore agrodolce, un po' amaro e intenso, dal ritmo inarrestabile, Lauren Groff mi ha fatto vivere una storia che non dimenticherò facilmente.


COPERTINA 7 | STILE 8 | STORIA 8 | SVILUPPO 8,5


Titolo: Fato e furia
Autore: Lauren Groff
Editore: Bompiani
Numero di pagine: 448
Prezzo: 19,00 euro













Trama:

Per alcuni la vita è sogno. Lotto e Mathilde, il ragazzo d’oro e la principessa di ghiaccio, si conoscono alla fine dell’università e si sposano subito: giovani, bellissimi e innamorati, si avviano verso un destino di felicità. Lotto depone senza troppo dolore le ambizioni da attore per diventare celebre come autore teatrale, e Mathilde si rivela la moglie ideale, la musa silenziosa: lui ama le luci della ribalta e lei sceglie il riparo delle quinte, lui è fiducioso e aperto verso le persone e il futuro, lei è più oscura e sfuggente. Ventiquattro anni di matrimonio per una coppia perfetta, quella che vedono - o credono di vedere - tutti da fuori: ma basta cambiare punto di vista e la maschera cade. Il fato cala senza pietà; e Mathilde è la furia che libera un carico di rivelazioni.Con la sua scrittura intensa e luminosa Lauren Groff è riuscita a dare grande respiro narrativo a quella che si può leggere come una pièce teatrale, una tragedia animata da due personaggi folgoranti: perché ogni storia ha due facce, e la chiave di un matrimonio non è la verità, ma il segreto.


L'AUTRICE


Vive a Gainseville, in Florida. Scrive regolarmente per il "New York Times", il New Yorker", l'"Atlantic Monthly" e tutte le più importanti riviste letterarie americane e internazionali. I suoi racconti sono stati selezionati più volte per la prestigiosa raccolta Best American Short Stories. 
Arcadia è stato nominato uno dei romanzi più belli del 2012 dal "New York Times", dal "Washington Post", da "Kirkus Reviews", da "BookPage", da "Vogue", da "Salon", da "Book Riot" e da molti altri giornali e blog di lettori. Tra gli altri suoi titoli ricordiamo: I mostri di Templeton (2008) e Fato e furia (2016).



martedì 22 novembre 2016

RECENSIONE || "Tre figlie di Eva" di Elif Shafak

Buongiorno, lettrici e lettori!


Stamattina vi parlo dell'ultimo libro di una delle mie scrittrici preferite e interessanti sullo scenario internazionale. "Tre figlie di Eva" di Elif Shafak Rizzoli, non manca all'appello e porta a riflettere il lettore su questioni spinose molto attuali, con una trama intrigante e curiosa.

Elif Shafak mi ha conquistata con "La casa dei quattro venti""La bastarda di Istanbul" e "La città ai confini del cielo", tutti con tematiche  forti inserite in storie particolari e spesso conflittuali.
L'islam, le proibizioni di una religione forte e in certi casi sbagliata, sono il fulcro dei suoi romanzi. Tuttavia definirli semplicemente così sarebbe riduttivo, la Shafak approfondisce, sviscera e mostra la faccia in ombra della religione musulmana, quella moderata, quella dubbiosa, quella che accetta la mentalità altrui. Non tralascia mai l'aspetto emotivo della trama,  come nemmeno quello storico e filosofico.
I protagonisti sono migrati dalla Turchia per qualche motivo, ritrovandosi soli e discriminati oppure finalmente in un ambiente confortevole lontano da  estremismi e tradizionalismi. In ogni suo libro Shafak distrugge le opposizioni inseparabili dalle sue storie - vere e proprie dicotomie semantiche - lasciandone scaturire le sfumature e di conseguenza la libertà: credenti/atei, moderati/estremisti, Medio Oriente/Europa, maschi/donne, questione femminile, studio/ignoranza, islam/cattolicesimo, razzismo, guerra/pace, giudizio/comprensione. Elif Shafak raccoglie tutte le zone di luci ed ombra del suo Paese Natale (la Turchia), senza negarne i difetti ma dando la possibilità a ogni suo personaggio di credere ed essere ciò che vuole, togliendo il potere di giudizio al lettore, stimolandone la comprensione facendolo entrare in sintonia e in armonia con il racconto.

"Tre figlie di Eva" non fa eccezione: Nazperi Nalbantoglu (detta Peri) è una ragazza turca di Istanbul. Ultima di tre fratelli, Peri vive con i genitori che hanno ideologie e stili di vita molto diversi. Il padre è ateo, crede nella scienza e nel progresso, ha perso fiducia nella Turchia così legata alle tradizioni e alla rigida religione musulmana. La madre di Peri è una fervida credente, rispetta Allah e le festività, pregando quando deve. I due fratelli di Peri si schierano uno con il padre e uno con la madre eleggendola come ago della bilancia. Solo che la giovane ragazza, fin da bambina, è incastrata in un dubbio mistico: tende a vedere il mondo come il padre ma non rifiuta la sua religione e il suo Dio pur non praticando. La sua qualità più forte è quella di essere sempre nel mezzo delle cose, incerta su quale strada prendere, che cosa credere.

La storia si apre sul 2016 con una Peri adulta, moglie di un uomo ricco e buono con tre figli. Dopo essere stata quasi rapinata, raggiunge finalmente la villa in cui la aspetta il marito e tutti i pezzi grossi della società. I proprietari della villa sono ricchi con tentacoli molto lunghi in affari loschi e sporchi, ma con una facciata di tutto rispetto. Qui Peri, incalzata dalle domande delle altre signore sulla sua vita e sull'attualità in Turchia, ricorda la sua giovinezza senza parlarne con nessuno, solo nella sua mente. Gli studi a Oxford hanno segnato una svolta nella sua vita: tra tutti gli insegnati il professor Azur è quello che più ha influito su di lei. Ma le persone che l'hanno cambiata davvero sono le sue amiche e compagne di università, Shirin giovane ricca, in armonia con la sua sessualità rinnega la sua religione, originaria dell'Iran ma espatriata in Inghilterra con la famiglia per le restrizioni applicate nel suo Paese; Mona, che porta il velo e crede nel suo Dio, è stanca di essere giudicata male per via della sua religione in relazione ai terroristi islamici, che afferma essere dei pazzi e non dei religiosi.  

<<La religione era piombata nella loro vita inattesa come un meteorite e vi aveva scavato un baratro, dividendo la famiglia in due campi in conflitto.>>

<<Il diluvio di parole ed emozioni che scorreva per i corridoi di casa sconcertava la mente candida di Peri. Per tutto ciò che le era stato insegnato, sapeva che Allah era l’unico e il solo; eppure non riusciva a credere nemmeno per un istante che i precetti religiosi che sua madre riteneva sacri e contro i quali suo padre inveiva appartenessero al medesimo Dio. Non poteva essere.>>

Azur teneva un corso su Dio. Da quel momento in poi Peri non rifiuta più il suo dubbio, ma accetta la sua incertezza. Il corso non è impostato sulla religione e i prescelti vengono da ogni parte del mondo, che siano ferventi credenti o cinici laici. L'importante è accettare le idee altrui e collaborare a una interpretazione di Dio personale e accettabile.
Azur non solo stimolerà il suo pensiero, con grandi e importanti spunti filosofici, ma sarà anche la causa del suo tracollo. Le tre figlie di Eva - la peccatrice, la dubbiosa e la credente - sopravvivranno al disastro imminente? La Peri del 2016 riuscirà a salvarsi dalla brutta svolta che prende la cena di questi borghesi troppo sicuri di se stessi?

<<Fu in quel periodo che Peri cominciò a rivedere il proprio rapporto con Allah. Smise di pregare prima di andare a dormire, contrariamente a quanto le aveva insegnato sua madre, ma nemmeno voleva mostrarsi fredda nei confronti dell’Onnipotente, come invece le raccomandava il padre. Alla fine scelse di trasformare tutta l’angoscia e la pena, quelle a cui non osava dar voce in presenza dei genitori, in una cannonata di parole che poi scagliava con forza verso il cielo. 
Cominciò a litigare con Dio. 
Discuteva con Lui di tutto, gli faceva domande a cui, lo sapeva, non esistevano risposte semplici, ma gliele faceva lo stesso, sottovoce, così che nessuno potesse sentire. Decisamente irresponsabile, da parte Sua, permettere che accadessero cose terribili a chi non le meritava.>>

Con una storia intensa che porta il lettore a riflettere, "Tre figlie di Eva" è stato per me un grande arricchimento. Ogni volta che leggo un libro di Elif Shafak metto da parte i pregiudizi e inizio a far girare i pensieri, la mia mente si apre a idee nuove, senza lasciare mai il piacere della lettura: scorrevole, fluido, mai noioso il libro promette di intrigare e suscitare quesiti senza essere pesante o prolisso.

Vi consiglio questa autrice magnifica, ogni suo libro sarà un'opera che adorerete.


<<In nome della religione, qui si ammazza Dio. A favore di autorità e disciplina, si dimentica l’amore.>>



COPERTINA 7 | STILE 8 | STORIA 8,5 | SVILUPPO 8,5




Titolo: Tre figlie di Eva
Autore: Elif Shafak
Editore: Rizzoli
Numero di pagine: 448
Prezzo: 20,00 euro



Trama:

Peri ha trentacinque anni, tre figli, un marito e una vita agiata nella città dov’è nata, Istanbul. Si sta recando a una cena lussuosa quando le viene rubata la borsa. Lei reagisce, i ladri scappano e dalla borsa cade una vecchia polaroid in cui compaiono quattro volti: un uomo e tre giovani ragazze a Oxford. Una è Shirin, bellissima iraniana, atea e volitiva; la seconda è Mona, americana di origini egiziane, osservante, fondatrice di un gruppo di musulmane femministe e poi Peri, cresciuta osservando il laico secolarismo del padre e la devota religiosità islamica della madre, incapace di prendere posizione sia nella disputa famigliare sia nel suo stesso conflitto interiore. Tre ragazze, tre amiche con un retroterra musulmano, eppure così diverse: la Peccatrice, la Credente e la Dubbiosa. L’uomo nella foto invece è Azur, docente di filosofia ribelle e anticonformista, e sostenitore del dubbio come metodo di comprensione della realtà. A Oxford la giovane Peri cercava la sua «terza via», la stessa che predicava e professava Azur, di cui si innamora. Sarà questo incontro a sconvolgerle la vita, fino allo scandalo che la riporterà in Turchia.Tre figlie di Eva è un romanzo intenso e ambizioso che affronta e indaga temi importanti come la spiritualità, la politica, l’amicizia, i sogni infranti e la condizione della donna. Ma soprattutto è un romanzo sulla Turchia contemporanea, su quei contrasti che agitano oggi il paese – nelle parole di Elif Shafak – «delle potenzialità inespresse».


L'AUTRICE



Elif Shafak è nata nel 1971. È considerata una delle voci più importanti della narrativa turca. Nel catalogo BUR e Rizzoli sono disponibili Il palazzo delle pulci, Latte nero, La casa dei quattro venti, Le quaranta porte e La città ai confini del cielo.

lunedì 21 novembre 2016

RECENSIONE || "L'approdo" di Shaun Tan

Buon inizio settimana, lettrici e lettori!

Oggi vi voglio parlare di qualcosa di nuovo, che non ho mai sperimentato. "L'approdo" di Shaun Tan Tunué è un silent book, di rara fattura e bellezza.

Il libro è un grande albo dai colori tenui che variano dal marrone, al beige, al grigio fino al nero. Colori pastello giusti per raccontare una storia fatta di immagini, sensazioni ed emozioni. Il racconto è tanto lontano dal nostro mondo quanto vicinissimo.
Un uomo parte, cerca fortuna, in un altro paese, forse addirittura un altro mondo. Lascia la famiglia per andare in esplorazione. Oramai tutto ciò che conosceva è stato investito dalle ombre di un mostro con una coda spinosa. 

Dopo un lungo viaggio per mare, finalmente approda nella sua terra promessa. All'arrivo, spaesato si guarda intorno e dopo un attento esame della sua salute, cerca qualcuno a cui chiedere indicazioni ma non capisce cosa gli dicono, impossibile comunicare con qualcuno. Decide di tentare con un disegno e finalmente riesce a trovare una stanza in cui stare. L'uomo che lo aiuta, gli dona anche un vaso che contiene una strana creatura che lo segue come un'ombra, un animale che lo aiuta in qualche modo. La ricerca di un lavoro e di cibo si rivela un'altra sfida per l'uomo che ha nostalgia di casa e continua a far fatica a comprendere le regole di quel mondo. Fortunatamente trova qualcuno che lo aiuta e dopo qualche tempo riesce a inviare una lettera alla famiglia per ritrovarsi in questa nuova e spesante realtà. Il lieto fine è commovente.

La comunicazione per immagini, in certe parti quasi per diapositive rapisce il lettore molto di più rispetto a un testo raccontato. Anche se fossero state presenti solo delle semplici didascalie, il libro avrebbe perso di emozione. Si è catturati da questa storia, impossibile fermarsi, bisogna sfogliare il libro una pagina dopo l'altra e si è spinti a iniziarlo ogni volta che lo si ha a portata di mano. Coinvolgente ai massimi livelli: ogni immagine ha un significato, ogni vignetta e disegno è indispensabile e comunicativa. Una bambina che fa colazione, l'uomo che cerca lo sguardo di qualcuno a cui chiedere informazioni, una pentola con un cucchiaio di legno, il ritratto di una famiglia sorridente.

Le illustrazioni sono vivide e realistiche, disegnate davvero in maniera magistrale con colori che variano in base alle necessità narrative dell'autore per comunicare oscurità, confusione, felicità per aver raggiunto un traguardo, gioia immensa per essere di novo riuniti. 

Vi consiglio caldamente questo bellissimo libro nato dal genio di Shaun Tan (http://www.shauntan.net), che lo ha realizzato attraverso un duro lavoro di ricerca sui documenti dei migranti di Ellis Island verso l'America per dare un'idea realistica e completa delle sensazioni e dei grossi ostacoli, alle volte insormontabili, che queste persone hanno dovuto affrontare e affrontano tutt'oggi. Possiamo inoltre definire "L'approdo", un libro autobiografico: Tan di origine cinese è cresciuto poi in Australia, vivendo sulla propria pelle cosa vuol dire migrare in un mondo con usanze e stili di vita completamente differenti da quelle a cui si è da sempre abituati.
Grazie mille a Tunué per avermi fatto un regalo così bello e prezioso!



COPERTINA 9 | IMMAGINI 9,5 | STORIA 9,5 | SVILUPPO 10



Titolo: L'Approdo
Autore: Shaun Tan 
Editore: Tunué
Prezzo: 24,00 euro



















Trama:


Shaun Tan, la star internazionale dell’illustrazione e dell’animazione, entra a far parte del catalogo Tunué. Vincitore del Premio Oscar 2011 per il miglior cortome­traggio d’animazione con The Lost Thing e di altri in­numerevoli prestigiosi premi, trova nella col­lana di picture books «Mirari» una nuova casa, con una veste cartotecnica di grande pregio.
Il potere della narrazione silenziosa è la nota dominante di questo grande classico contemporaneo, le cui pagine rapiscono il let­tore in un tempo lontano dove un uomo, co­stretto dall’indigenza, lascia moglie e figlia per intraprendere un lungo viaggio da migrante. Ad attenderlo, un mondo nuovo vi­sto con lo sguardo emotivo del viaggiatore che frammi­schia a immagini di oggetti cari, animali eso­tici, strumenti musicali e abiti, un immagi­nario magico, surreale, dove la perdita e l’ignoto danzano con la speranza.
Il libro si sfoglia come un album di vecchie foto, una serie di immagini in ordine cronolo­gico che riempiono gli occhi e toccano il cuore. 

L'AUTORE

Shaun Tan è cresciuto nella periferia nord di Perth, Australia Occidentale. Dopo la laurea in Belle Arti e Letteratura Inglese, ha cominciato la sua carriera curando i disegni in romanzi di fantascienza e in libri dell’orrore per ragazzi, facendosi da subito riconoscere per la grande vena immaginifica e surreale dei suoi soggetti. Grande riscontro internazionale ha avuto l’illustrato senza parole L’approdo, trionfatore al festival di Angoulême come miglior libro nel 2008. Altre opere di successo sono The RabbitsThe Red TreeTales from Outer SuburbiaRules of summer.

giovedì 17 novembre 2016

RECENSIONE || "Tempo assassino" di Michel Bussi

Buongiorno, lettrici e lettori!

Voglia di thriller? Ecco accontentati con "Tempo assassino" di Michel Bussi Edizioni E/O. Dopo "Ninfee nere" (QUI trovate la mia recensione) l'autore torna a giocare con il tempo, il mistero e la morte.

Siamo in Corsica, Clotilde torna nel suo luogo di origine e delle vacanze. A suo nonno Cassanu, molto temuto e rispettato, appartiene la maggior parte degli ettari occupati dal camping Tritoni e dalla costiera. Grandi rocce a strapiombo si affacciano sul mar Mediterraneo. Proprio dove sono morti i suoi genitori e suo fratello in un incidente stradale. Anche lei era a bordo della Fuego rossa quel giorno, ma la macchina si è schiantata contro la scogliera solo tre volte, risparmiando lei. Clotilde Idrissi torna dopo ben ventisette anni per esorcizzare, per pregare e per rivedere quel posto, della tragedia sì, ma anche dell'estate in cui ha perso la sua infanzia.

"Era una curva stretta in fondo a un lungo rettilineo dopo la penisola della Revellata, una curva a strapiombo su un burrone di venti metri, un ghiaione conosciuto come Petra Coda."

"Non si è fatta niente" le confermò un anziano medico chino su di lei alla luce azzurrognola dei lampeggianti.
Niente.
Esatto!
Niente era tutto ciò che le restava in quel momento."

La nostra protagonista ha un marito, Franck, e una figlia adolescente Valentine che poco la considerano, valutando la sua cocciutaggine per un evento tanto lontano come una perdita di tempo: il passato è passato, chiuso in una bara. A Clotilde comunque non tornano i conti, i suoi ricordi le raccontano delle cose che stonano con la storia dell'incidente e coincidenza vuole che inizino ad arrivarle delle lettere di sua madre, che dovrebbe essere piuttosto morta. Le stranezze proseguono, accadono cose che solo chi era della famiglia poteva sapere e nessun altro. Frank continua a esserle distante, la ritiene pazza ma Clotilde deve scoprire la verità e torna indietro nel tempo riesumando il passato, parlando con chi nell'estate del 1989 faceva parte del suo mondo, gli amici del fratello, il nonno, la nonna. Piano piano Clo inizia a costruire la trama di ciò che successe davvero, andando incontro alla verità, pestando piedi attizzando braci che dovrebbero essere spente. 

"Anche i peggiori ricordi finiscono per essere dimenticati se sopra di essi se ne accumulano altri, anche quelli che ti hanno squarciato il cuore e scalfito il cervello, anche i più intimi. Soprattutto i più intimi.
Perché sono quelli di cui gli altri si fregano."

Anche in questo libro Bussi ci intriga con lo sfasamento temporale, alternando il diario di Clotilde quindicenne (forse un po' troppo ben scritto per una ragazzina di quindici anni), nel 1989, con la storia di Clotilde nel presente 2016, fino al termine del libro in cui il lettore si ritrova proiettato nel futuro. Il testo scivola fluido, la storia stuzzica il lettore per i tre quarti del libro - con piccoli indizi che il lettore può notare all'interno del diario di Clotilde avendo una visione ampia e consapevole di ciò che si cerca nel presente - tenendolo sulle spine aumentando il ritmo solo verso la fine, in cui è davvero impossibile staccarsi dalle pagine.  La trama e l'ambientazione dell'autore si rivelano ancora una volta originali e non scontate. 

Il finale, ad un certo punto, mi ha ricordato leggermente "La donna che visse due volte" e non ho ancora deciso se può risultare credibile in questo contesto oppure no; ad ogni modo la strategia narrativa ha funzionato tenendomi davvero sul chi va là e lasciandomi a bocca aperta a mistero svelato. In questo caso non sono riuscita a scoprire in anticipo il colpevole e per me è sempre sinonimo di un thriller ben fatto. I personaggi sono numerosi e sono stati costruiti realisticamente per poter reggere un salto nel tempo di ventisette anni; senza strafare, l'autore è rimasto coerente con la linea iniziale del libro. La Corsica è coprotagonista - non fa solo da sfondo a tutto il racconto - viene presa in causa in diverse dispute per proteggerla da persone che vorrebbero cementificare la maggior parte della costa per denaro e speculazione, diventando anche movente. La descrizione dell'isola fatta da Bussi permette che si concretizzino veri e propri dipinti nella mente del lettore che viene immerso completamente nella storia. 

Ho trovato davvero interessanti anche le relazioni tra i personaggi, soprattutto quelle raccontate da Clotilde quindicenne. Nel suo diario rivela le meccaniche tra adolescenti - i primi amori, le prime rivalità, le prime scoperte - e la visione di una ragazzina verso i suoi genitori. La disillusione del genitore perfetto, l'immagine che si sgretola per lasciare spazio a un individuo che può peccare e sbagliare e amare. Allo stesso modo è curioso vedere come Clotilde cerca di perdonare e capire i genitori da adulta, trovandosi anche lei in una situazione speculare nel presente e nel futuro.

Un romanzo dalle molte sfaccettature, molto intrigante come thriller ma che non si risparmia nell'approfondimento della natura umana coinvolgendo la sensibilità e l'umanità del lettore.


COPERTINA 8 | STILE 7,5 | STORIA 8 | SVILUPPO 7


Titolo: Tempo Assassino
Autore: Michel Bussi
Editore: Edizioni E/O
Numero di pagine: 512
Prezzo: 16,00 euro

Trama:

Estate 1989
Corsica, penisola della Revellata, tra mare e montagna. Una strada che segue la costa a precipizio sul mare, un’auto che corre troppo veloce… e sprofonda nel vuoto. Una sola sopravvissuta: Clotilde, quindici anni... I genitori e il fratello sono morti sotto i suoi occhi. 
Estate 2016
Clotilde torna per la prima volta nei luoghi dell’incidente, con suo marito e la figlia adolescente, in vacanza, per esorcizzare il passato. Nel posto esatto dove trascorse l’ultima estate assieme ai genitori, riceve una lettera. Una lettera firmata da sua madre. Ma allora è viva?


L'AUTORE

Michel Bussi è l’autore francese di gialli attualmente più venduto oltralpe. È nato in Normandia, dove sono ambientati diversi suoi romanzi e dove insegna geografia all’Università di Rouen. Ninfee nere(Edizioni E/O 2016) è stato il romanzo giallo che nel 2011, anno della sua pubblicazione in Francia, ha avuto il maggior numero di premi: Prix Polar Michel Lebrun, Grand Prix Gustave Flaubert, Prix polar méditerranéen, Prix des lecteurs du festival Polar de Cognac, Prix Goutte de Sang d’encre de Vienne.


giovedì 10 novembre 2016

RECENSIONE || "Laxdaela Saga"

Buongiorno, lettrici e lettori!

Oggi vi parlerò di un libro davvero particolare che affonda le sue radici in antiche storie e in una forma non praticissima ma molto interessante, quella della saga.

La saga nasce proprio per raccontare le avventure che si sono compiute durante la colonizzazione dell'Islanda e in generale dei paesi scandinavi. Dalla Norvegia e dalla Danimarca molti nuclei familiari partirono alla volta di quell'isola ricca e vergine.
"Laxdaela saga" non fa eccezione e piuttosto che un romanzo storico si avvicina a qualcosa di più classico e antico con grandi e profonde fondamenta nella Storia.
Parliamo di un racconto con un registro molto sintetico che spiega dettagliatamente l'evoluzione di ogni casata in ballo, dove si furono insediati e i loro spostamenti nel corso del tempo. Storie di vita ma soprattutto di famiglie, re, contadini e guerrieri di amori e drammi. 

Mi ha colpita molto la presenza fortissima delle donne, dal carattere forte, determinato e della loro libertà: aspettandomi di leggere qualcosa di così antico, medievale diciamo, le mie aspettative erano diverse, tendenzialmente "bigotte"; forse perché siamo abituati a romanzi cavallereschi e nella cultura occidentale e europea le donne non sono sempre in primo piano. Certo, la componente maschile è molto forte gli uomini e i padri decidono della sorte delle figlie e delle mogli ma mai costringendole. La parte femminile ha un ruolo da protagonista, non solo all'interno del focolare di ogni famiglia, ma del destino delle donne stesse e degli altri. Basti solo pensare che uno dei primi coloni fu una donna, ricca e potente (lasciando la Scozia da vedova con un grande seguito) e che nel libro ritroveremo un'altra donna di pari importanza capace di scatenare una grande faida tra due famiglie e di prendere in mano la sua vita. Nel libro sono presenti molti modi di dire  dell'epoca (non so se siamo

rimasti in voga tutt'oggi), descrizioni particolareggiate del vestiario e delle fattorie che venivano costruite, come anche delle usanze tipiche completando la struttura della saga e rendendola una vera curiosità.

La lettura di "Laxdaela saga" non si può dire scorrevole e semplice. Leggendo mi sono dovuta concentrare per non perdere il filo della genealogia (e, ahimè, non sempre tutto mi è tornato) e anche il ritmo è piuttosto diverso dai libri comuni. Tuttavia quando si decide di intraprendere un viaggio nelle saghe nordiche non ci si può aspettare altro che avventura, qualcosa di davvero sorprendente ma anche impegnativo. Un libro che vi che entrerà a far parte del vostro bagaglio culturale e storico avventuroso e affascinante.


COPERTINA 8,5 | STILE 7 | STORIA 7,5


Titolo: Laxdaela saga
Editore: Iperborea
Numero di pagine: 320
Prezzo: 17,00 euro

Trama:


Come scrive Borges, è nelle saghe islandesi che nasce il romanzo moderno, in quel mondo di eroismi, intrighi, epiche famigliari e vicende intime. E fra tutte la Laxdæla saga occupa un posto di assoluto rilievo per la bellezza poetica e le passioni che rappresenta. Coprendo 150 anni, narra le tormentate sorti di un clan norvegese che alla fine del IX secolo è il primo colonizzatore dell'Islanda dell'ovest, la valle del Laxá, il Fiume dei Salmoni, restituendoci un potente affresco del Medioevo vichingo in un'età di transizione, quando il cristianesimo fa breccia nell'antico universo pagano. Ma questa saga deve la sua speciale fama e unicità anche al ruolo dominante che hanno le donne: la grande matriarca Unnr, che conduce la famiglia dalla Scozia alle Orcadi alle Faroe prima di prendersi la sua terra sul suolo islandese; la schiava Melkorka, che si finge muta per non rivelare al padrone e amante di essere la figlia di un re d’Irlanda; e soprattutto Gudrún, “la donna più bella che fosse mai nata in terra d'Islanda”, fiera, passionale, femme fatale e "femminista", una delle eroine più popolari e affascinanti delle antiche saghe. Protagonista di un dramma di amore e vendetta che porterà Kjartan e Bolli, amici fraterni, a combattersi fino alla morte, Gudrún  si chiuderà in una dolorosa e algida solitudine, finendo i suoi giorni come suora eremita.
Le saghe, fenomeno letterario unico per originalità, vastità e ricchezza nel contesto europeo, fioriscono in Islanda a partire dal II secolo. Storie di re, guerrieri e fieri contadini, in parte già circolanti oralmente, che vengono messe per iscritto in una prosa ferrata ed efficace. Un affascinante patrimonio solo in minima parte accessibile al pubblico italiano. Iperborea ha pubblicato anche Saga di RagnarrSaga di Oddr l'arciereSaga di Egil il monco, Saga Hrafnkell, Saga di Gautrekr.





martedì 8 novembre 2016

RECENSIONE || "Fiabe Islandesi" tradotte da Silvia Cosimini

Buongiorno, lettrici e lettori!

È uscito da poco "Fiabe islandesi" edito da Iperborea e tradotto dalla bravissima Silvia Cosimini. Sono stata spinta da una curiosità notevole verso delle storie nuove e inusuali. La domanda mi è sorta spontanea: come saranno le fiabe tradizionali islandesi? Avranno anche loro delle favole tipiche da raccontare intorno al fuoco? Chi saranno i protagonisti di queste avventure?

Il libro è composto di fiabe antiche che raccontano un'Islanda povera e magica. Spesso nelle fiabe sono presenti troll, elfi o nani, ma anche orchi a due o tre teste, animali magici e oggetti misteriosi. Anche in queste fiabe, come nelle nostre tradizionali, ritroviamo le caratteristiche della Morfologia di Propp: tre prove, uno o più nemici (opponenti), il protagonista che in queste fiabe spesso è rappresentato da un contadino o una giovane ragazza, un aiutante e una ricompensa. La struttura si ripete e alcune fiabe si assomigliano moltissimo.

I poveri contadini vivono nella miseria e, o sono vittima di un abuso oppure hanno accanto un re (una persona molto ricca) che vive nel lusso lasciando loro nella miseria. Durante la fiaba si cerca di ritrovare un equilibrio e spesso alla fine il contadino è ricco e il re andato in rovina. Altre volte incontriamo una famiglia con tre figlie e un malvagio troll che chiede al padre di lasciargliene sposare una. Il padre, per non perdere la vita, gliela concede e solo la furbizia delle ragazze potrà cavarle d'impiccio. In altre occasioni ancora, il re rimane vedovo e prende una seconda moglie che si rivela cattiva (una trollessa) che lancia un incantesimo sui figliastri, obbligati a superare insidiose prove per tornare normali. Le ambientazioni sono tipiche islandesi, boschi, rocce, vallate e mare. I troll di solito abitano dentro alle colline, in una grotta ricavata dentro di esse, oppure in mezzo al mare. I nani dentro le rocce e gli elfi in mezzo al bosco. Non c'è limite alla meraviglia a cui il lettore va incontro, si riesce a sentire il profumo delle notti d'infanzia mischiato al fattore magico ed esotico che queste storie portano con sé.

A me è piaciuta molto la "Fiaba di Finna la preveggente", non so se per l'originalità della storia o per il lieto fine, mi ha conquistata e ve la consiglio.
Con uno stile tipico delle fiabe, semplice ma allo stesso tempo ricco, "Fiabe islandesi" ci porta in un mondo nuovo e mistico, tra magia, crudeltà e amore, in una tradizione a noi sconosciuta ma al contempo familiare. Una bella lettura, leggera e divertente.


COPERTINA 8 | STILE 7,5 | STORIE 7


Titolo: Fiabe islandesi
Traduttrice: Silvia Cosimini
Editore: Iperborea
Numero di pagine: 224
Prezzo: 16,00 euro

Trama:


Terra di miti e leggende che sembrano riecheggiare ancora nei suoi paesaggi lunari, l’Islanda ha dato voce alla sua creatività anche in un originale patrimonio di fiabe, qui raccolte in un’antologia inedita. Un mondo di castelli stregati, lotte in sella ai draghi e viaggi per mare con le barche di pietra dei troll, popolato da bellissime regine che si rivelano orchesse, elfi dispettosi che è bene farsi amici, giganti a tre teste che escono dalle grotte di lava, e una natura «vivente» piena di misteri, dove ogni roccia, animale o corso d’acqua può nascondere un’insidia o una presenza fatata. Storie che raccontano l’eterna lotta tra il bene e il male a colpi di magie, metamorfosi e prove di astuzia e di coraggio, ma anche l’origine di un proverbio o di un’antica credenza che fonde il sacro e il pagano, come quella degli elfi, i «figli sporchi» che Eva non è riuscita a lavare prima di una visita di Dio e che da allora dimorano negli anfratti rifuggendo ogni sguardo umano. Storie in cui i motivi di Biancaneve o della Bella addormentata hanno risvolti per noi inaspettati, e se la giustizia trionfa sempre come vuole la tradizione, punendo i malvagi e dando felicità e ricchezza ai probi, ogni fiaba ci sorprende con uno humour irriverente, un’inedita sensualità o una crudezza che ricorda le saghe. Pagina dopo pagina ci avviciniamo all’anima di un popolo che nelle solitudini boreali ha sempre viaggiato con la parola, l’immaginazione, la poesia.