mercoledì 25 ottobre 2017

RECENSIONE || "Il medico della nave /8" di Amy Fusselman

<< Vedere mio padre respirare in quale modo, con i polmoni che gorgogliavano, era come guardare la mia nave sfondare, con il mio capitano a bordo che cercava di salvare il salvabile.

Ed ero in grado di guardare perché, per qualche strana ragione, io non ero sulla stessa nave di mio padre. Ero sulla nave che mi permetteva di stargli seduta accanto e di tenergli la mano mentre nella testa sentivo un rumore come di un aereo che decolla. Neanche fossi lì a due passi. Sulla pista, senza cuffie.>>

Un altro libro forte e tenace proposto da Edizioni Black Coffee mi arriva per posta. Un libro, anzi due, con temi davvero tosti ma affrontati con delicatezza e allo stesso in modo diretto e limpido.

Nella prima parte del volume "Il medico della nave" Amy Fusselman ci parla di un legame a doppio filo tra la morte del padre e la voglia di maternità che non si realizza in maniera naturale, ma che ha bisogno delle ultime innovazioni scientifiche: un lungo fil rouge che lega (quasi) tre generazioni raccontate in modo semplice e nel dettaglio in cui i cinque sensi -e il sentire del corpo in generale- hanno la priorità, creando una storia in continua evoluzione e che avvolge il lettore quasi come fosse un diario. E in un certo senso anche la forma del diario non manca, la storia di Amy è inframezzata dal diario di bordo del padre imbarcato su una nave, negli anni quaranta del Novecento, come medico appena ventunenne. Si viene a creare una strana sincronia tra la voce del padre dell'autrice -che nel presente non è altro che un uomo anziano in fin di vita- e la penna della Fusselman che ha tanta voglia di sentire la vita all'interno del suo corpo.

<<Mi concedo il lusso di immaginarmi incinta, ma in realtà voglio le prove. Perciò ascolto il mio corpo. E non sento niente. Ripenso a quello volta che il medico generico mi ha detto che quando sei incinta i tuoi organi cambiano posizione.

"Roba da fantascienza" mi ha detto ridacchiando.

Allora immagino i miri organi che si muovono liberamente dentro di me, come sott'acqua.>>

Si susseguono piccole confessioni inconfessabili <<Non mi sono mai sentita così bella come durante le sei settimane in cui papà è stato ricoverato all'ospedale.>> e altre esperienze di cui l'autrice ci mette al corrente come confessori esclusivi della sua vita: <<Pensavo al mio utero che, ho letto, è in grado di espandersi quasi all'infinito. E me lo immaginavo, con il suo rivestimento di sangue, sempre vuoto tranne una volta al mese, quando l'ovulo microscopico ci galleggia dentro come un salvagente in mezzo all'oceano.>>
Il modo di narrare di questa autrice è spontaneo e forte: è in grado di raccontare eventi importanti della vita in modo leggero quanto penetrante, creando sensazioni discordanti nel lettore ma di grande impatto.

Se in "Il medico della nave" la ricerca e la perdita della vita sono di sottofondo al racconto in "8" l'autrice ricorda un evento traumatico della sua infanzia, che trova corrispondenza anche in quella della madre, mentre lei sta vivendo quella dei suoi due figli, King e Mick.

<<I pedofili sono fuori di testa. Lo so perché ne ho avuto uno. Ho avuto il mio pedofilo personale. Era il marito della donna che mi faceva da baby-sitter. >>

Così la dimensione temporale e questo trauma prendono il sopravvento sul racconto. Un tema così forte può essere affrontato in tantissimi modi diversi: può essere descritto dettagliatamente, accennato, drammatizzato, ironizzato. L'autrice sceglie di non scendere nei particolari ma di parlare di come  ha a affrontato il suo trauma in modo semplice e piuttosto concreto scrivendo più che altro delle terapie alternative scelte e del rapporto che instaura con i suoi terapeuti. La cosa che mi ha colpito tantissimo è che del suo pedofilo parla una volta sola con amarezza e rabbia (vorrei anche vedere!) ma affronta tutto il tema da un angolazione stramba e intervallandolo con altre esperienze che sono completamente "out of contest" ma che in qualche modo danno al lettore una sorta di bussola per trovare i punti cardinali della storia e non perdersi in questo robusto flusso di pensieri.

Due volumi singolari, Amy Fusselman ha una sguardo originale sulla realtà smaliziato ma non cinico, in grado di togliere il fiato con le sue verità ma che è perfettamente capace di confondere il lettore accostando momenti di vita inconciliabili tra loro. Per quanto mi riguarda ho trovato molto più interessante "Il medico della nave", più strutturato, piuttosto che "8" che non segue un filo sequenziale piuttosto un flusso di pensiero.


COPERTINA 7,5 | STILE 8 | RACCONTI 7,5


Titolo: Il medico della nave / 8
Autrice: Amy Fusselman, traduzione di Leonardo Taiuti
Numero di pagine: 208
Prezzo: 13,00 euro

Trama

Ci sono storie di cui le persone non parlano, storie che per essere raccontate richiedono coraggio e costringono chi sa ascoltarle a rimettere in discussione la propria realtà. Storie come quelle che Amy Fusselman narra in questo libro a metà fra il memoir e il diario. Il medico della nave e 8 sono brevi riflessioni sul rapporto con due uomini che, in modi opposti, hanno influenzato irrimediabilmente la sua vita: il padre appena scomparso e quello che lei chiama «il mio pedofilo».
Intrecciando astratto e quotidiano l’autrice affronta temi quali la maternità, l’abuso sessuale, la morte e il perdono con l’agilità e l’esuberanza di una bambina che gioca. Ne scaturisce una concezione del mondo come luogo strano e speciale, in cui spazio e tempo sono ancora concetti fluidi e misteriosi. Attraverso la scrittura Amy Fusselman rivive momenti dolorosi del suo passato nel tentativo di superarli, regalandoci una meditazione piena di amore e speranza su cosa significhi scendere a patti con un’esperienza traumatica. E voltare pagina.

L'AUTRICE


Amy Fusselman è una scrittrice e artista newyorchese. Le sue due opere di esordio, Il medico della nave e 8, sono uscite a sei anni di distanza l’una dall’altra e, più di recente, sono state combinate in un unico volume da McSweeney’s. Amy Fusselman è anche autrice di Savage Park: A Meditation on PlaySpace and Risk for American Who Are NervousDistracted and Afraid to Die. I suoi scritti sono apparsi su note riviste quali The New York TimesMcSweeney’s Internet Tendency e The Atlantic.

2 commenti:

  1. Non conoscevo, ma mi chiama molto.
    Come tutti i romanzi di questo editore, d'altra parte. :)

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    1. È un libro singolare, sicuramente da provare :)

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