mercoledì 15 novembre 2017

RECENSIONE || Voglio fare lo scrittore, manuale attivo per giovani scrittori, fumettisti e giornalisti.

In quanti di noi almeno una volta da piccoli non ha pensato di scrivere un racconto, una
favola o una storiella? Io si, me lo ricordo benissimo, su uno di quei quaderni Pigna dalla copertina rigida. La storia era breve, zoppicante e male assortita ma ricordo che l'idea di fondo fosse legata a una bambola stregata che compariva sul ponte di Brooklyn per uccidere i passanti. Insomma una Annabelle a metà, piuttosto male in arnese comunque.



La mia passione si è spenta quasi immediatamente, il racconto non reggeva e non avevo idea di come proseguire, che tema scegliere per il racconto successivo e come costruire i personaggi. Mi è capitato tra le mani un manuale adatto ai giovani aspiranti scrittori, fumettisti, giornalisti con tips furbi ma semplici e una dotazione completa per entrare come si deve nel ruolo desiderato.

Ecco il volume pubblicato da Editoriale Scienza, una casa editrice di libri per bambini che personalmente trovo tra le più interessanti e utili per quanto riguarda scienze e curiosità. In questo caso "Voglio fare lo scrittore, manuale attivo per giovani scrittori, fumettisti e giornalisti" (24 pagine, 17,90 euro) è un libro divertente e stimolante per iniziare a buttare giù qualche idea senza scoraggiarsi se non si realizza nell'immediato il nuovo bestseller mondiale, un fumetto in stile Zerocalcare o un articolo bramato dal Times.






Sono consigli pratici, incoraggianti ed effettivamente utili. In "Come diventare un grande scrittore" il suggerimento evidenziato è quello di scrivere ogni giorno -"ricorda che è la sua storia e che nessuno può raccontarla meglio di te."- incorporando anche materiale preziosissimo per lo scopo: Un Libro. Esatto, un libro su cui trascrivere la storia quando sarà completata e corretta. Ovviamente sono presenti anche le immancabili parti del libro per formare uno scrittore non solo fantasioso ma anche competente nelle parti più pratiche.






Anche per quanto riguarda i giovani fumettisti ci sono delle belle dritte, dalle basi (come gestire le nuvolette) a cose più complesse come scegliere le giuste parole onomatopeiche e soggetti facilmente trasportabili nelle vignette. In questo caso il materiale consiste in una bozza bianca per un fumetto, gli stencil per creare fantesche nuvolette e delle vignette da completare; insomma un kit completo!


Gli aspiranti giornalisti hanno più da lavorare ma una serie fantastica di consigli su cosa serve, come gestire una notizia, come organizzare una redazione e realizzare una prima rivista. Anche in questo caso si inizia da cose pratiche e basilari come procurarsi un taccuino ed essere molto curioso su ogni fatto della vita quotidiano, ritagliare gli articoli preferiti e leggere tanto, fino all'impaginazione di una rivista, materiale cartaceo compreso nel volume. Naturalmente, quale giornalista non ha una tessera stampa? Per me una delle cose più divertenti e carine del materiale del libro.


Non ci si può che sbizzarrire e allenare per seguire una passione con scientificità e ordine, con consigli pratici che aiutano a non incartarsi alla prima difficoltà e cedere alla frustrazione; sicuramente un libro che stimola ad essere attivi e curiosi. Sarà una strenna apprezzatissimi per giovani ragazzi curiosi e che io terrò in serbo per Gabriele!




giovedì 9 novembre 2017

RECENSIONE || Birra scura e cipolle dolci di John Cheever

"Amy batte il tempo con i piedi e pensa al suo quarantacinquesimo aprile e al suggello e simbolo per eccellenza della primavera, la birra scura e le cipolle dolci."

Ritorniamo a parlare di una raccolta di racconti questa volta scritta da una voce potente quanto importante e forse poco conosciuta. Sto parlando di John Cheever scrittore americano vissuto tra il 1912 e il 1982 che ha accusato, come molti altri suoi colleghi, la lama fredda della Grande Depressione.

I racconti contenuti in "Birra scura e cipolle dolci", Racconti Edizioni, sono il lavoro di un Cheever ancora giovane, scritti che risalgono tra il 1932 e il 9141 (a eccezione di uno) e che ritraggono la fotografia si un'America nella grande morsa della povertà. Tra la biografia, autobiografia e fiction i racconti si aprono su diverse città e trova come protagonisti persone diverse ma con più o meno le stesse caratteristiche.

Uno spaccato interessante e che ha sicuramente rispecchiato un momento della vita di Cheever che durante la Depressione ha vissuto un grande momento di povertà. I suoi racconti rivelano una grande caratteristica del popolo americano durante questo periodo: un fatalismo e una cieca speranza (direi più sicurezza) che tutto in qualche modo -un modo che non dipende assolutamente da loro- si rimetterà a posto e la fortuna girerà di nuovo dalla loro parte. 
Non si lascia spazio a tragedie, se non piccoli sfoghi, il dio Denaro è sentito importante finché è presente nelle tasche dei personaggi che possono tranquillamente -e senza scrupoli o moderazione- giocarselo alle corse dei cavalli presenti in quasi ogni breve storia.

In altre parti del libro si fa riferimento a quella che è tutt'ora la provincia americana molto diversa dalle grandi città: case isolate, quartieri vivi poche volte all'anno in cui succede qualcosa che ripopola un pezzo di terra altrimenti semi deserto. Mi è capitata, come si suol dire, a fagiolo la newsletter de La McMusa "La bugia della provincia americana", in cui descrive la sensazione di smarrimento, abbattimento e noia che si prova in queste zone e che invece non traspare dalle parole di Cheever amante della natura e della vita all'aperto: il protagonista di "Di passaggio" adora camminare dalla casa dei suoi ospiti verso la città, senza nessun problema si sciroppa chilometri e chilometri; mentre gli Shusser vivono peggio la loro lontananza dalla Grande Mela, simbolo di ricordi e bei tempi andati, incastrati a passare serate a bere birra fredda e chiacchierare di ciò che fu.

Tre racconti mi sono rimasti impressi: "Di passaggio" -il racconto è diviso in più parti ma ciò che mi ha colpito è come la famiglia che sta per perdere la casa (ipotecata e che la banca ora sta vendendo a un'azienda petrolifera) non risparmi denaro e continui a vivere come al solito, anche se non saprà come pagherà l'affitto del nuovo alloggio di cui avranno bisogno-, "L'uomo che lei amava" -molto commovente, i genitori che hanno perso tutto alle corse, permettono alla giovane figlia di sposare un uomo umile (il loro autista) e rinunciare a un matrimonio con un ricco e nobile signore-, e "L'opportunità" -la madre della giovane Elise la sottovaluta pensando che sia una sciocca e non la capisce quando decide di non firmare un promettente contratto per fare l'attrice in un'Opera teatrale e poter diventare ricca; secondariamente ho trovato tristi "Bayonne" e "La spogliarellista", ma ben incastonati in questo periodo, assolutamente azzeccati. Nessun racconto è scontato, ognuno di essi è uno spezzone di vita con una sintassi chiara, limpida e scorrevole. Le sensazioni che comunicano (spesso non a parole ma con qualche gesto o pensiero di cui il lettore viene messo al corrente) sono intense e urgenti: decisioni che vanno prese, cambiamenti definitivi. 

Consiglio "Birra scura e cipolle dolci" ai lettori che si vogliono immergere nella letteratura americana iniziando con Cheever senza sprofondare nelle 800 pagine de "I racconti" o nelle 500 di "Una specie di solitudine".

COPERTINA 6 | STILE 9 | RACCONTI 8

Titolo: Birra scura e cipolle dolci
Autore: John Cheever, traduzione di G. Luccone
Numero di pagine: 200
Prezzo: 17,00 euro

Trama


John Cheever scrive questi racconti tra i venti e i trent’anni. Sono short stories imbevute di idealismo e della sua necessaria scia di disillusione, giovanili eppure di uno scrittore già formidabile e formato, da principio pubblicate su riviste di sinistra con tirature risibili e poi via via su magazine sempre più alla moda come Cosmopolitan e Collier’s.
Non siamo ancora alle cronache minute di ciò che succede dietro i prati perfettamente falciati e le staccionate imbiancate di fresco, ma tra commessi viaggiatori al tramonto dei loro giorni di gloria e marxisti puritani che osservano gli altri bere e divertirsi mentre loro immaginano un’umanità nuova. Parteggiamo per la rivincita di una spogliarellista in là con gli anni e subito dopo assistiamo agli innumerevoli piccoli fallimenti di giocatori d’azzardo sempre alla ricerca di un’ultima opportunità, di un cavallo finalmente vincente e di una felicità mai raggiunta e sempre inseguita con la pervicacia di un baio adombrato.
È l’onda lunga della Grande depressione post ’29, un’America che va imparando il sapore della nostalgia per un’era mai vissuta e un’innocenza tutta da perdere. Cheever accarezza grazia e peccato, muovendosi tra case sfitte, inquilini che non pagano la pigione e torchi fermi da troppe stagioni. E così incontriamo zingari ubriaconi travestiti da pellerossa e cameriere disposte a ogni sgambetto pur di tenersi strette lavoro e dignità. Incontri che, come sostiene Christian Raimo nell’introduzione, ci ricordano perché vale la pena leggere.

L'AUTORE

John Cheever (Quincy, 27 maggio 1912 – Ossining, 18 giugno 1982) è stato uno scrittore statunitense.
William John Cheever è stato chiamato il Čechov dei sobborghi. I suoi romanzi e racconti sono per massima parte ambientati nell'Upper East Side di Manhattan, i sobborghi della Contea di Westchester, i sei stati del New England (in vecchi villaggi del New Hampshire, del Massachusetts, del Vermont, del Connecticut, del Rhode Island e del Maine), intorno a Quincy, suo luogo natale, e in Italia, soprattutto a Roma.
È riconosciuto come uno degli scrittori più importanti del Novecento statunitense, e ricordato soprattutto per i racconti brevi, misura in cui eccelle, ma è stato anche autore di romanzi, tra cui il famoso Falconer.
[fonte:wikipedia]