mercoledì 21 febbraio 2018

RECENSIONE || Otto, autobiografia di un orsacchiotto di Tomi Ungerer

Come al solito vi propongo un libro che tratta l'Olocausto in un periodo differente dalla Giornata della Memoria. Perché? Perché ho sempre pensato che storie come queste possano essere lette ai bambini in ogni momento dell'anno e che le date fissate per ricordare servano più a noi adulti che a loro.

E allora ecco la storia dell'orsacchiotto Otto, di Tomi Ungerer, Mondadori, vincitore del premio internazionale Andersen, questa autobiografia di un peluche prende per mano il piccolo lettore e lo porta nelle vite dei suoi altrettanto piccoli proprietari. L'orsetto, regalo di compleanno di David viene lasciato all'amico Oskar quando la sua famiglia viene deportata perché appartenenti alla religione ebrea. 

L'orsetto Otto viene perso mentre la famiglia di Oskar cerca di scappare all'estero e viene recuperato da un soldato che viene ferito poco dopo ma che non lascia l'orsetto donandolo una volta rientrato in patria alla sua bambina. Otto non se la vede sempre bene e viene bistrattato e buttato via da una banda di bambini che lo ruba alla figlia del militare. 
La fortuna gira e l'orso viene recuperato da un'anziana signora che a sua volta lo porta in un negozio di un collezionista che lo rimette in sesto e poi nella sua vetrina di oggetti datati ma scintillanti.

Oskar anni dopo ritrova Otto proprio in quella vetrina e senza perdere tempo lo acquista per riportarlo al suo legittimo proprietario, ancora in vita, David scampato dai campi di concentramento e dalla guerra.

Ciò che colpisce di più di questo libro illustrato ma dedicato a ragazzi delle prime classi delle elementari non è tanto il testo ma le illustrazioni che nulla risparmiano, significative, crudeli e ben fatte racontano molto più di mille parole. Le peripezie di Otto sono in questo modo raccontate in modo intelligente: edulcorate perché il protagonista rimane sempre un peluche ma che percorrono in iter veritiero che mette davanti al lettore neofita dell'argomento i fatti senza tanti sconti.
L'amicizia tra David e Oskar sconfina oltre le distanze imposte dalla società e crea un ponte, una spiegazione di cuore per i bambini che non vedono la contrapposizione come principale tema del libro ma piuttosto qualcosa che crei pace e amore. In questo senso sia Otto viene "posseduto" da ogni parte partecipante al conflitto.

Otto si candida come un ottimo libro per iniziare a parlare di un tema importante della nostra Storia nei giusti termini e con i giusti limiti.



1 commento:

  1. Non conoscevo questo libro e mi piace tantissimo! Già solo la copertina ne cattura l'attenzione. Anche a me piace leggere e informarmi sull'Olocausto, al di fuori della giornata della memoria, perché è nostro dovere ricordare sempre.

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