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giovedì 8 marzo 2018

RECENSIONE || "L'amico perduto" di Hella Haasse

<<Io mi voltai a guardare il Telaga Hideung, cratere antichissimo trasformato in lago dalla pioggia, specchio per gli alberi e le nuvole, luogo dove giocavano la luce e l'ombra, le raffiche di vento e i serpenti marini, regno segreto che tradiva la sua impersonale crudeltà con la presenza di riflessi sanguigni e di piante in agguato sotto la superficie nera.>>

"L'amico perduto" di Hella Haasse, Iperborea, si legge tutto d'un fiato. 
Il piccolo romanzo contiene un mondo colorato e in profondo mutamento, nelle Indie Occidentali ancora sotto il dominio Olandese. 


Davanti agli occhi del lettore si apre uno scenario fatto di piantagioni di the, di laghi oscuri, di foreste piene di uccelli colorati, animali di mille forme. I protagonisti che ci portano attraverso il tempo e lo spazio sono il figlio del direttore della piantagione di the, benestanti ed europei; e Urug il figlio di un indigeno che lavora nella piantagione. L'amicizia tra i due bambini è forte: anche se non contemplata nell'educazione del figlio del direttore, i genitori non riescono a recidere questo legame nemmeno quando viene chiamato un istruttore che riesce a ingraziarsi entrambi i ragazzi con la scienza, l'avventura e l'esplorazione.


Tutto cambia con la morte del padre di Urug, che per salvare l'amico del figlio, muore affogato nel Telaga Hideung, un lago che ritorna durante la narrazione come punto di svolta nella vita di entrambi i ragazzi, un posto oscuro che richiama qualcosa di freddo e pericoloso.
Da questo momento in poi i due ragazzi frequenteranno due scuole diverse -Urug con il sostegno economico della famiglia dell'amico, una sorta di risarcimento- nella stessa città, Subakami, e vengono affidati a Lida la proprietaria di una locanda che diventerà la tutrice e profonda sostenitrice di Urug. Mentre l'amico benestante non si sposta dai suoi binari ma si lascia trasportare senza prendere posizioni o identificarsi in ideologie politiche, Urug mostra nuovi aspetti di se stesso, frequenta indigeni o meticci, ha un nuovo sguardo obliquo, un che di misterioso, una continua metamorfosi. L'amicizia tra i due comincia a farsi più friabile, meno esclusiva e diventa metafora di ciò che sta succedendo nelle Indie Occidentali: gli olandesi perdono potere sulla gente, gli indigeni iniziano a ribellarsi, si lotta per l'indipendenza.

Ed ecco che i nostri protagonisti si fanno, loro malgrado, interpreti, attori delle due fazioni opposte: Urug in modo forte e convinto, il suo amico senza fare qualcosa di davvero pratico e senza mostrare alcuna forma di razzismo, violenza o ideologia colonialista: lui viene semplicemente preso come capro espiatorio, simbolo di oppressione e ricchezza dall'amico di una vita. Dell'Europa poco gli importa e solo sotto consiglio del padre, il ragazzo ormai grande e solo senza Urug, si trasferisce per un periodo in Olanda per completare gli studi e in seguito tornare nelle Indie, la terra che sente davvero casa, mostrando una dicotomia profonda tra l'idea che Urug ha di lui e ciò che è davvero. I due ragazzi non sono più amici, sono lontani anni luce dai pomeriggi di giochi, dalle gite al fiume o le avventure nella calura della foresta. 

"L'amico perduto" è un romanzo di formazione ma anche eccezionale resoconto della Storia -considerando che è stato scritto nel 1948- e di come questa agisca sui rapporti e le relazioni. Il narratore, unico portatore di pensieri a chi legge, è il figlio del direttore che si fa carico di vedere e giudicare per noi la situazione. Con uno stile scorrevole e una trama che non lascia trasparire l'esigenza di indottrinare sui cambiamenti storici, il lettore si lascia facilmente ammaliare dal racconto di questa amicizia imbevuta di conflitti più grandi di tutti loro.

COPERTINA 8,5 | STORIA 7,5 | STILE 8,5

Titolo: L'amico perduto
Autore: Hella Haasse, traduzione di Fulvio Ferrari
Editore: Iperborea
Numero di pagine: 160
Prezzo: 16,00 euro

Trama

Due ragazzi crescono insieme nella natura lussureggiante e incantata di Giava, uniti da un mondo di avventure, esplorazioni e sogni tra i verdi campi di tè e le terrazze di risaie, i sentieri di terra rossa e i misteri delle foreste vergini del Preanger. L’uno è il figlio del direttore di una piantagione olandese e ama l’Indonesia e la sua gente come il luogo dell’anima dove è nato e a cui sente di appartenere. L’altro è Urug, figlio di un lavorante indigeno che grazie a una serie di circostanze fortuite riesce ad accedere agli studi e a seguire l’amico fino a Giacarta. Ma l’innocenza e la libertà dell’infanzia non tardano a essere travolte da avvenimenti inaspettati: il movimento di liberazione indonesiano, la Seconda guerra mondiale e la guerra coloniale rendono ineludibile una scelta di campo e portano i due giovani a guardarsi con occhi nuovi, a scoprirsi estranei, e a seguire i loro destini inconciliabili: l’uno ritrovandosi sradicato di fronte alla fine del proprio mondo con la consapevolezza di non avere mai conosciuto veramente quella che considerava la sua terra; l’altro alla ricerca di un’identità, di una rivalsa, di un nuovo inizio per sé e per il suo Paese. Considerato uno dei grandi classici della letteratura olandese, L’amico perduto è una delicata storia di amicizia che sfocia nel drammatico disvelamento di una lontananza, un romanzo di formazione attraversato da una nostalgia struggente che ancora oggi ci tocca per la sua forza profetica nell’affrontare l’eredità del colonialismo, la necessità di interrogarsi sul passato, quell’incomprensione che continua a minare un autentico dialogo tra diversi.

L'AUTRICE

Hella Haasse (1918-2011) è nata a Batavia, l’attuale Giacarta, ed è considerata una delle più interessanti scrittrici olandesi contemporanee. A vent’anni si trasferisce in Olanda dove studia letteratura e recitazione e pubblica L'amico perduto (Iperborea 2017), il suo primo romanzo di successo, impregnato di quel senso di lacerazione che le ha dato la Guerra di Secessione delle Indie olandesi, in quel tempo ancora in corso. Resa famosa dai suoi romanzi storici, come Vagando per una selva oscura Il profumo di mandorle amare e per le sue opere legate ai ricordi d’infanzia nelle colonie olandesi, affronta nella sua vastissima opera anche temi più personali e intimi legati al mondo contemporaneo, come nella Fonte nascosta, in Di passaggio o nelle Vie dell’immaginazione


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