martedì 8 maggio 2018

RECENSIONE || "Due racconti" di Lalla Romano

Ritorno a parlare di una delle autrice italiane che più mi piace leggere, Lalla Romano e dei suoi preziosissimi racconti.

Pubblicati da Lindau Edizioni "Due racconti" trattano di temi straordinari ma che in qualche modo rientrano nella branca dei "fatti di vita", sempre con il taglio pulito e trasparente di un'autrice che riesce magistralmente a rendere interessante ogni evento della vita.





In questo piccolo libro due argomenti totalmente diversi vengono trattati da Lalla Romano. Il primo si situa cronologicamente quando la Romano era ancora professoressa a scuola: a una sua collega sono stati tolti i figli perché non ha concesso ai medici di fare una trasfusione al più piccolo per una questione religiosa. Lalla Romano viene presa in causa dalla preside per decidere se l'insegnante dovrebbe essere licenziata (o comunque pesantemente ammonita) anche dalla scuola. In "Un caso di coscienza" Lalla Romano prende le parti dell'insegnante, Mimma, e affronta la situazione come una personale crociata. Il punto di vista che sceglie è il suo, difende la collega perché crede che abbia ragione anche se lei non è sua amica e prima non la conosceva. Il racconto analizza i diversi personaggi, o meglio persone con nome e cognome, in funzione di questa spinosa controversia e spiegare le diverse reazioni verso Mimma. 

Il secondo racconto, "Ho sognato l'ospedale", è più personale e secondo me anche il meglio riuscito tra i due: Lalla Romano, ormai anziana, è stata ricoverata in ospedale. Rincontriamo alcuni dei protagonisti di altri suoi libri, suo nipote Emiliano ormai grande e alto, sua nuora con cui non ha un rapporto riuscito, ma comunque rispettoso. 
L'ospedale diventa un posto in cui fare nuove conoscenze e imparare nuove regole e ritmi che la scrittrice assimila in fretta -grazie a una nuova compagna- fino alla sua dimissione. La facilità con cui parla e descrive il periodo della degenza è illuminante: le persone ricoverate con lei svegliano ricordi di persone lontane e a cui attribuisce nomi e caratteristiche; la ricerca di posti in cui soddisfare i bisogni primari (il bagno, la tavola dove pranzare, i letti in cui dormire) è mirata, in modo che si senta a proprio agio, quasi a casa e comunica tutto ciò al lettore come se fosse qualcosa di impellente, urgente. Tutto è descritto con estrema semplicità, senza tralasciare pensieri, sogni e intenzioni, creando una struttura in cui il lettore viene completamente risucchiato e reso partecipe quasi se fosse il suo unico compagno con cui parlare francamente.

"Due racconti" è un piccolo duo che consiglio solo ai lettori abituali della Romano, lettori che conoscono già il suo stile e ciò che sceglie di raccontare. Credo che il primo libro con cui approcciarsi alla Romano sia "Inseparabile", tra tutti decisamente il mio preferito, probabilmente il più appetibile ai neofiti di questa bravissima scrittrice.



COPERTINA 7 | STILE 8



Titolo: Due racconti. Un caso di coscienza, Ho sognato l'ospedale 
Autore: Lalla Romano
Editore: LIndau Editore
Numero di pagine: 120
Prezzo: 13,00 euro

Trama

«La Critica più avveduta (soprattutto Angelo Gugliemi e Giovanni Giudici) ha letto e saputo leggere questi racconti come poesia, come opera poetica, sottolineandone a più riprese il pregio della scrittura in cui tutto – fuori da ogni equivoco aneddotico – si domicilia nella sua più autentica residenza: il che significa, dunque, che siamo di fronte a un’opera da leggersi non soltanto per quello che dice, ma per quello che è. 

Non tanto (o non solo) per il suo “contenuto” ma per il “modo” in cui questo contenuto trova espressione».




L'AUTRICE


Lalla Romano nasce l'11 novembre 1906 a Demonte in provincia di Cuneo. Durante gli studi letterari all'Università di Torino, si dedica in un primo momento alla pittura, frequentando la scuola di Felice Casorati. Esercita per vent'anni l'attività pittorica, accanto a quella della scrittura, mentre lavora come insegnante. Incoraggiata da Eugenio Montale, nel 1941 esordisce con la raccolta di versi Fiore, seguita da L'Autunno(1955) e Giovane è il tempo (1974). 

Dopo il trasferimento a Milano, pubblica libri di narrativa, fra cui Le metamorfosi e Maria (1953, Premio Veillon), Tetto Murato (1957, Premio Pavese); ma è il romanzo Le parole tra noi leggere a renderla nota al grande pubblico nel 1969 e a farle meritare il Premio Strega.
Seguono poi – fra gli altri – La penombra che abbiamo attraversatoUna giovinezza inventataInseparabileUn sogno del NordLe lune di HvarUn caso di coscienza e Nei mari estremi. Ha continuato a scrivere fino agli ultimi anni nonostante la cecità progressiva. Si è spenta a Milano il 26 giugno 2001. Diario ultimo, pubblicato postumo nel 2006 a cura di Antonio Ria, costituisce la sua estrema testimonianza narrativa.


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