lunedì 14 maggio 2018

RECENSIONE || "Notte inquieta" di Albrecht Goes

<<Nella mia camera trovo alcune lettere, le getto in una borsa senza leggerle, quelle parole umane in mezzo a un qui e ora disumano. Non si legge, adesso, non si sorride, non si ama...>>

Siamo quasi alla fine della Seconda Guerra mondiale e la voce narrante è quella di un cappellano militare ucraino, senza nome, che ripercorre un po' la biografia dell'autore, Albrecht Goes. Ci troviamo di fronte un uomo saggio ma rassegnato ai tempi che corrono.

<<Finite le strade selciate, lo zuccherificio era già fuori città, e subito dopo si era in mezzo alla campagna. Qua non c'erano distruzioni né miseria, niente vetri rotti, niente macerie; il mondo è intatto, buono e grande come nei primi giorni della creazione.>>


Ed è così che inizia "Notte inquieta", Marcos y Marcos, con il nostro protagonista che cerca rifugio nella campagna dalla caserma, dall'ospedale, dalla morte che incombe sempre più vicina: la riflessione che coglie è struggente e al contempo pratica, Albrecht Goes dipinge una realtà spaventosa ma ineluttabile. In poco più di ventiquattro ore il cappellano militare incontra tutte le sfumature del bene e del male.





Il cappellano viene avvertito di partire con una certa premura per arrivare alla caserma di  Proskurov prima di notte, per dare conforto religioso al condannato a morte, Baranowski, che verrà fucilato all'alba del giorno dopo per diserzione. 
Contrariamente alla prassi, il parroco vuole conoscere la storia del povero giovane che perderà la vita per una legge prettamente militare, che in tempo di pace non avrebbe estirpato una giovane vita. Prende la documentazione da un giudice militare che chiude gli occhi di fronte alle ingiustizie, proprio come questa; da fare da mediatore tra il giudice e il cappellano c'è il maggiore Kartuschke un uomo volgare, crudele che crede fermamente nelle leggi naziste.

<<Non risposi. Per un attimo fissai gli occhi del mio interlocutore, poi sentii che il mio sguardo si volgeva altrove. Per orrore, per vergogna. L'orrore di pensare che ci sono uomini che non dovrebbero esistere. E costui era uno di questi.>>

Alla prigione incontra i detenuti, tutti molto giovani, incarcerati per i motivi più diversi ma tutti legati alla voglia di vivere negata in tempi bellici. Tra questi incontra anche Baranowski che ancora non sa che sta per passare la sua ultima notte. 
Fuori dalla prigione il cappellano viene raggiunto da un altro uomo di fede che dovrà dare il via alla fucilazione vera e propria con diversi scrupoli di coscienza: Goes dà la parola a un personaggio che potrebbe benissimo essere l'altra faccia del protagonista. Il tenente Ernst non crede di riuscire a dare il via agli spari, ha dei figli e quando sarà finita la guerra questo gesto peserà sulla sua coscienza per sempre. Il cappellano militare, come dimostra in più di un'occasione, concorda con il suo collega ma pensa che non cambierebbe i fatti opporsi ai superiori se non essere incarcerati, o peggio, a propria volta. L'unica soluzione attuabile è cercare di fare il meno danno possibile e imporsi alle ingiustizie tentando di dare il massimo conforto alle vittime di un sistema assurdo.
Arrivato alla locanda il cappellano divide la stanza con una coppia che passa la sua ultima notte insieme: il capitano Brentano è stato mandato al fronte, un altro modo per mandare a morte qualcuno. 
Alle prime luci dell'alba il protagonista va a dare conforto al giovane Baranowski scoprendo più informazioni sulla sua vita privata e i motivi per cui si è ritrovato in questa tragica situazione. Il cappellano riesce nel suo lavoro calmando il ragazzo e infondendogli la dignità che merita. Il tutto finisce in poche ore e disgustato il cappellano torna verso la sua caserma. 

<<[...] dovevamo perdere quella guerra, se volevamo avere ancora, in futuro, una vita degna di un uomo, solo pochissimi, a quel tempo, l'avevano capito.>>

Albrecht Goes ci regala un piccolo romanzo intenso in cui riesce a infondere l'amore per la vita, la dignità, gli orrori della guerra in poche parole e con uno stile risolutivo che non manca di cogliere la profondità -alle volte poetica- della situazione senza appesantire la narrazione. L'approccio che sceglie di dare al suo protagonista è molto pratico, modellando un uomo colto, saggio ma impotente e vagamente frustrato (probabilmente anche impaurito) di fronte al grande potere nazista. Il cappellano si scontra con i suoi obblighi compiendo una piccola Odissea (con tanto di creature mostruose e personaggi bonari)  cerando di tenersi a galla attraverso i marosi della vita militare imposta dalla guerra. Stranamente per essere il protagonista un uomo di fede i riferimenti alla religione o alla chiesa sono limitati, durante il racconto il cappellano riferisce poco al Signore, solo dove è estremamente necessario per svolgere il suo lavoro. Una scelta curiosa da parte dell'autore, forse imposta dai tempi che richiedevano pastori di larghe vedute e con una forza che non sempre riesce a trarre origine dalla religione.

"Notte inquieta" riproposto da Marcos y Marcos è stato tradotto in diciotto lingue e per la prima volta pubblicato nel 1950, rimane attualissimo in grado di concentrare  amore, orrore, silenzi, ordini perentori, parole di conforto, speranza, rassegnazione e morte. 


COPERTINA 8,5 | STILE 9 | STORIA 8,5



Titolo: Notte inquieta
Autore: Albrecht Goes, traduzione di Ruth Leiser
Editore: Marcos y Marcos
Numero di pagine: 112
Prezzo: 15,00 euro

Trama

È una sera di ottobre del 1942.

La locanda di Proskurov è gremita di militari in trasferta. Il pastore venuto ad assistere un condannato a morte deve dividere la stanza con un capitano in partenza per il fronte di Stalingrado. È la guerra, la guerra di Hitler. La notte è nera e tempestosa, la follia nazista e la morte ammorbano l’aria, eppure in quella stanza trionfa la vita. La bella Melanie sale le scale di nascosto e viene ad abbracciare per l’ultima volta il suo capitano. In tre dividono pane e miele, un sorso di caffè vero.
Poi, mentre gli amanti si appartano in un angolo, il pastore si immerge nella storia dell’uomo che verrà fucilato per diserzione: negli atti del processo trova la strada per giungere al suo cuore. E in carcere, più tardi, pastore e condannato si dicono addio come fratelli.
All’alba il plotone d’esecuzione si metterà in marcia, l’aereo del capitano decollerà per Stalingrado.
Ma in quella notte inquieta sguardi, abbracci, voci e parole uniscono per sempre, e rendono giustizia assoluta.

L'AUTORE


Albrecht Goes è nato nel 1908 a Langenbeutingen, ha studiato teologia ed è stato ordinato pastore protestante nel 1930.
Ha prestato servizio come cappellano militare durante la Seconda guerra mondiale, e nel 1953 ha deciso di lasciare il sacerdozio e dedicarsi alla scrittura. È morto a Stoccarda nel 2000. Figura eclettica di teologo e libero pensatore, ha pubblicato opere poetiche e in prosa.
Da Notte inquieta, la più famosa, tradotta in diciotto lingue, sono stati tratti un film e uno sceneggiato televisivo per la bbc.

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