mercoledì 2 maggio 2018

RECENSIONE || "Tu l'hai detto" di Connie Palmen

<<I giorni, i numeri, le stelle, i pianeti e i miei amici mi messo in guardia, ma la mia felicità somigliava a quella di quando ero ragazzo e con mio fratello [...] ce ne andavamo in giro per la natura.>>

Poche volte mi sono imbattuta in libri tanto densi e vischiosi come "Tu l'hai detto" di Connie Palmen, Iperborea.
In una fitta trama l'autrice sceglie come voce narrante Ted Hughes, marito della famosissima poetessa Sylvia Plath, ormai provato e invecchiato.
Il suo racconto della loro vita insieme non è solo dettagliato ma intimo, preciso e senza sbavature, le descrizioni si dilatano fino a comprendere il più piccolo sentimento e pezzettino di esistenza dei protagonisti, emozionante e talvolta imbarazzante.

Tante sono le biografie e le agiografie dedicate al personaggio di Sylvia Plath: donna grandemente dotata in senso artistico, nella sua breve vita, è stata vittima dei demoni della mente fin in giovane età. 
Particolarmente scossa dalla morte prematura del padre per un diabete non curato, dagli otto anni Sylvia si rinchiude in un mondo tutto suo. Crescendo svuota la sua depressione nella poesia che, al contrario di essere taumaturgica, si dimostra essere un fuoco che accresce e fomenta le sue idee malsane.

L'incontro con il poeta Ted Hughes rappresenta una svolta nella sua vita: da quel momento sono un'unica anima, un'unica persona avvolte nel bisogno di aiuto di Sylvia per scacciare incubi e pensieri inquietanti. Hughes oltre a essere bravissimo con carta e penna è da sempre fanatico di stelle, oroscopi, spiriti, fantasmi e in generale fatalità. Da questo punto vista il nostro narratore ci racconta una vita fatta di simbolismi e coincidenze. Il matrimonio è un continuo spostamento da un continente all'altro, dalla vita di città alla vita di campagna per assecondare ispirazioni artistiche e capricci di Sylvia. Ted diventa imprenscindibile unico a capirla, consolarla, sopportarla e curarla finché stanco e prosciugato da una relazione infettiva e purulenta scappa tra le braccia di Lilith Merwin, scagliandosi addosso l'ira di amici e colleghi dei salotti londinesi e delle future memorie dedicate a Sylvia Plath.

<<Dobbiamo guardare in faccia i nostri mostri, ammansire i lupi, cercare il Minotauro nei labirinti della nostra anima e ucciderlo, perché se non lo facciamo, saranno loro a uccidere a noi.>>

Il romanzo sembra essere scritto direttamente dal pugno di Ted Hughes non solo per i dettagli rivelati sulla relazione tra i due, ma anche per quanto riguarda lo stile coinvolgente, impossibile da allontanare, un richiamo per chi sta leggendo a una lettura quasi spasmodica. In alcuni punti la narrazione si fa invadente, si entra  nel rapporto tra Sylvia e Ted, nei loro momenti intimi, nella furia distruttrice e auto distruttrice di Sylvia, nell'annullarsi di Ted.
Ne risulta un ritratto della poetessa meno idealizzato e più realistico, una persona disturbata e amata all'inverosimile: scatti d'ira, cambi di umore, invidia repressa, gelosia portata all'estremo, desiderio di morte per raggiungere il padre sono il pane quotidiano all'interno della coppia. 
L'autrice è riuscita a creare qualcosa di originale nel mare magnum di opere dedicate all'artista ma da un punto di vista non solo nuovo ma anche pericoloso: nella maggior parte delle agiografie e biografie il marito della famosa Sylvia Plath viene dipinto come un lupo, come un fedifrago e forse causa del malessere di Sylvia, mentre in questo caso la coppia non viene messa agli opposti ma rappresentata come un'unica anima dominata talvolta dall'amore e in altre occasioni da emozioni e sentimenti meno nobili in una relazione che non poteva che implodere distruggendo uno dei due.
Durante la lettura non sono sporadici riferimenti a opere poetiche  (a me per lo più sconosciute), non solo firmate da Sylvia e Ted, ma di altri autori importanti che hanno segnato il Ventesimo secolo -Yeats, T.S. Eliot, Al Alvarez- particolare che fa sempre piacere e che rendono le biografie romanzate, in generale, spunti per nuove letture e faro su autori e opere trattate.

Una biografia romanzata tra le più riuscite, raccapricciante nei contenuti, in cui si ha a che fare direttamente con i protagonisti della vicenda senza avvertire la mediazione di un terzo proprio perché abilmente si nasconde dietro la maschera dalle sembianze di Ted Hughes oramai consapevole di ciò che accadrà in futuro e quindi a tratti veggente e anticipatore di quale catastrofiche conseguenze hanno avuto certe scelte nella loro caotica e, alla fine, tragica vita.


COPERTINA 4 | STORIA 8 | STILE 8,5


Titolo: Tu l'hai detto
Autore: Connie Palmen, traduzione di Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo
Editore: Iperborea
Numero di pagine: 256
Prezzo: 17,00 euro

Trama

Ted Hughes e Sylvia Plath, la coppia «maledetta» della letteratura moderna, segnata dal suicidio di Sylvia a soli trent’anni nel 1963, ha ispirato ogni sorta di speculazioni e mitizzazioni sulla fragile martire e il suo brutale carnefice. In questo romanzo Connie Palmen dà voce a Ted Hughes e fa raccontare a lui – il poeta, il marito, l’uomo che non può smettere di interrogarsi sulle proprie colpe ma che ha sempre mantenuto un religioso silenzio sulla moglie perduta – la sua verità. Una confessione intima, un incalzante viaggio emotivo che ci risucchia nella spirale di un amore tragico fra due scrittori uniti nel sacro fuoco dell’arte: dal primo folgorante incontro che sembra proiettarli in una sfera magica e rivelarli predestinati uno all’altra, al tempestivo matrimonio, il lungo viaggio nella natura americana, la mondanità letteraria di Londra e l’arrivo dei figli, la brillante carriera di lui e la lotta incessante di lei contro i propri demoni. Sylvia, l’irresistibile enfant prodige delle lettere americane, acuta, passionale, ma in realtà una bambina con l’anima di vetro che chiede aiuto, piena di incubi e paure, capace di vivere solo di assoluti, ossessionata dalle aspettative nei suoi confronti fino a includere anche la maternità nella sua ansia di successo, vittima di una mitologia personale che le impone il sacrificio sull’altare della poesia, il martirio come destino, liberazione e rinascita. Ted, l’intellettuale europeo affascinato dai reami dell’inconscio, che in lei trova una musa e una compagna di vita, che a lei dà tutto se stesso per cercare di salvarla dal suo lato oscuro, ritrovandosi intrappolato in un legame di mutua dipendenza sempre più viscerale, esigente, predatorio, e scoprendosi incapace di starle accanto.


L'AUTRICE

Connie Palmen (1955) è una nota scrittrice olandese. Ha avuto uno straordinario successo di critica e vendite con il suo primo libro, Le leggi (Feltrinelli, 1993) a cui sono seguiti numerosi romanzi e raccolte di saggi tradotti in venti lingue. Con Tu l'hai detto ha vinto il prestigioso Premio Libris nel 2016.

3 commenti:

  1. Lo aspetto da non so nemmeno io dirti quanto.
    Dovrebbe essere in viaggio da allora, ma il postino, fra feste e festicciole, ponte e ponticini, si è impigrito e non passa da me. Speriamo bene, perché la tua recensione è stata l'ennesima conferma!

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  2. Non conosco bene la storia di Ted e Sylvia, quindi vorrei approfondirla leggendo qualcosa di loro prima di accostarmi a questo libro.
    Sembra molto intenso comunque :)

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    1. A me di solito piace fare il contrario :) leggere prima una biografia romanzata per capire se mi potrebbe piacere e poi leggere qualcosa di quell'autore :)

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