venerdì 16 febbraio 2018

RECENSIONE || Ritorno a Riverton Manor di Kate Morton

Da poco Sperling & Kupfer ha rieditato il primo romanzo di  Kate Morton scrittrice australiana famosa per i suoi libri tra lo storico, il fantasy e il giallo.
Se "Il giardino dei segreti"  e "I segreti della casa sul lago" sono stati degli intriganti romanzi devo dire che "Ritorno a Riverton Manor" non è stato semplice da inquadrare.

Ogni volta che inizio un romanzo è come l'inizio di una nuova avventura: parto carica di aspettative, a volte il libro le supera e volta resto irrimediabilmente delusa. Ne il "Ritorno a Riverton Manor" le prime pagine mi hanno lasciato un pò perplessa: non capivo dove mi volesse portare la narrazione e perchè.
Non riuscivo ad inquadrare la protagonista, un'anziana signora, ricoverata in una casa di cura per anziani, nel cui corpo fragile alberga ancora una mente carica di ricordi.
Nonostante i dubbi però, lo scrivere fluido dell'autrice, la curiosità che instilla ad ogni capoverso, mi hanno costretto a continuare pagina dopo pagina, sempre più velocemente, sempre più con maggior coinvolgimento: il racconto ha preso corpo, ritmo, suspance.
Accurate le descrizioni dei paesaggi, delle abitazioni, dello stile vita dei nobili inglesi negli del 1920. L'Inghilterra reduce dalla Prima Guerra Mondiale, si trova, come tutta l'Europa del resto, a fare i conti tra il glorioso passato e un decadente, incerto e instabile futuro.

L'idea di girare un film su una antica dimora teatro di uno scandaloso fatto di sangue avvenuto più di settant'anni prima, porta una giovane regista a conoscere un'anziana signora che in quella dimora ha vissuto e che in quella dimora ha conosciuti i veri protagonisti dello scandalo, vivendolo essa stessa.
Passando da un'epoca all'altra conosciamo i personaggi vissuti nell'una e nell'altra, tramite lei, la vecchia signora che è presente, partecipe e attiva sia nell'una che nell'altra e costruisce una sorta di ponte nelle epoche. Nella prima, con i suoi ricordi cristallizzati, le sue vivide emozioni; in questa con la sensazione che il tempo stia fuggendo e che quello che alberga nel suo cuore ormai da troppo tempo debba essere rivelato perchè impossibile ormai da trattenere.

Ho trovato interessante il gioco ben riuscito di passare dagli anni '20 al 1999 e viceversa, senza mai rimpiangere l'atmosfera lasciata a favore di quella trovata, rendendo interessanti e facendo intrecciare indissolubilmente entrambe le epoche.
La figura della protagonista poi, nella sua assoluta schiettezza e consapevolezza di sè, la sua introspezione che si sviluppa nel romanzo, ci accompagna, anzi ci trascina, fino a portarci ad una verità inaspettata.
Non saprei come classificare questo libro: una saga familiare, un romanzo storico, un giallo? O forse tutte e tre le definizioni sono attagliate per descrivere in poche righe una trama che non vi lascierà liberi fino all'ultima riga.

Sicuramente immancabile nelle librerie per chi è appassionato del genere o di questa scrittrice che è riuscita a comporre uno scenario perturbante anche questa volta.


COPERTINA 7 | STILE 7,5 |STORIA 7,5


Titolo: Ritorno a Riverton Manor
Autore: Kate Morton
Numero di pagine: 484
Prezzo: 19,00 euro

Trama:

Nella scena del suo film, la giovane regista Ursula Ryan immagina uno dei momenti più drammatici della storia letteraria inglese, uno scandalo da sempre circondato da un'aura di mistero, perdizione e genio maledetto. Era l'estate del 1924 e i sopravvissuti alla carneficina della Grande Guerra si ritrovavano a divorare la vita come se non ci fosse un futuro, come se dovessero rimanere per sempre giovani. Tra feste alla Grande Gatsby, fiumi di alcol, amori che duravano lo spazio di una notte, quei ragazzi creavano il mito dei ruggenti anni Venti. Tra loro, era Lord Robert Hunter, astro nascente della poesia, ammirato e celebrato da tutti. Eppure, proprio quell'estate, proprio a una delle feste più belle, quella di Riverton Manor, Robert si allontanò da solo. E stringendo una pistola con mano tremante, si tolse la vita. Per Ursula, settantacinque anni dopo, quel poeta è diventato leggenda. Almeno fino a quando scopre che è rimasta una testimone degli eventi. È Grace, custode quasi centenaria di un terribile segreto. Un segreto che ora non può più tenere per sé. Ritorno a Riverton Manor è l'esordio sensazionale di Kate Morton, un romanzo nel quale mistero e amore si mescolano avvolgendo il lettore nello stile appassionante e inconfondibile di un'autrice che ha conquistato milioni di lettori in tutto il mondo.

L'AUTRICE

A 29 anni scrive il primo romanzo, Ritorno a Riverton Manor, pubblicato in Italia da Sonzongo nel 2007 e in una nuova edizione nel 2017; ma è con Il giardino dei segreti (Sperling & Kupfer 2010) che si afferma definitivamente sulla scena letteraria mondiale. 
Affascinata dall'Ottocento, si è laureata con una tesi sulla tragedia nella letteratura vittoriana e ha svolto ricerche per un dottorato sul gotico nel romanzo contemporaneo. 
Nel 2011 Sperling & Kupfer pubblica Una lontana follia, mentre nel 2013 esce L'ombra del silenzio. Nel 2016 è la volta di I segreti della casa sul lago.


lunedì 12 febbraio 2018

RECENSIONE || "Il cuore degli uomini" di Nickolas Butler

Prima di affrontare il romanzo di Nickolas Butler avevo letto recensioni bellissime su giornali, blog, riviste web che hanno suscitato in me una grande curiosità. Di che cosa può parlare un libro intitolato in modo così serio e profondo, "Il cuore degli uomini"?

Ecco innanzitutto questo è un romanzo di formazione. I temi principali sono svariati e tutti colossi che riguardano i valori che si dovrebbero avere o non si dovrebbero avere. La storia inizia a un campo scout e finisce nel medesimo luogo, il campo di Wilbur Whitheside. Il primo protagonista che Butler ci propone è il filo conduttore delle quattro parti che compongono il libro, Nelson Doughty, il Trombettiere del campo, un ragazzo emarginato, pessimo negli sport ma di grande intelligenza e integrità.

In ogni parte del romanzo si sviscera una branca dell'educazione di un "uomo". La sensazione è quella di un viaggio attraverso il rapporto tra padre e figlio, lezioni di vita da imparare duramente anche se non capisce a fondo dove gli altri vogliono andare a parare, affrontare la vita da vedova e i commenti maschilisti in un campo scout del 2019; è difficile che il testo e le idee di Butler non smuovano il lettore, un senso di disagio pervade la lettura e in qualche modo bisogna dare il tempo alla storia di compiere la sua magia, far capire al lettore che cosa sta succedendo, aprirsi ai punti di vista dei personaggi che non sono mai del tutto buoni o privi di peccato. Indubbiamente chi partecipa al campo Cheppewea dovrebbe diventare un uomo migliore.


<<Sapete, è difficile sforzarsi di essere un brav'uomo. Il mondo ce la metterà tutta per farvi sbandare e rinunciare ai vostri principi. Non c'è bisogno di esempi specifici. Se avete letto i vostri manuali, capirete di cosa sto parlando. Ora, la faccenda è questa: siete la cavalleria di questa nazione. Siete voi a possedere un codice, un senso dell'onore, l'idea di cosa sia giusto o sbagliato. Siete voi che verrete sfidati, invitati a tradire, indotti in tentazione. E quelli tra voi che sono davanti a me adesso, quelli tra voi che sono puri di cuore, voglio che sappiano che c'è una ricompensa nell'essere buoni, dignitosi e gentili.  Ed è questa: voi non avete bisogno di mentire, non dovete nascondere niente o vergognarvi di nulla. Non dovete mai chiedere scusa. Sarete i leader e i difensori. Quelli che nella nostra società sono deboli, che sono oppressi o schiacciati dalla sfortuna, si rivolgeranno a voi per un consiglio o per ottenere aiuto. Ed è per questo che dovete perseverare che il vostro spirito deve resistere.>>

Il camp scout fa da sfondo a ogni vicenda è visto come il luogo di transizione tra un ragazzo e un uomo, dove si impara l'arte di cavarsela da soli, apprezzare la natura e farsi strada in un mondo tutt'altro che facile e comprensivo.
Così conosciamo il padre violento di Nelson, Jonathan e Trevor Quick un'altra coppia padre e figlio che cerca un nuovo equilibrio come Jonathan presenta in malo modo la sua amante a un Trevor scioccato e disgustato, fino alla povera Rachel Quick e suo figlio Thomas. 

Per me è stato un romanzo che ha sollevato una serie di pregiudizi e che mi ha fatto mettere in campo il mio senso critico: non sempre sono stata d'accordo con le scelte dei personaggi, ho patito e gioito con loro, ma in qualche modo Nickolas Butler riesce a tirare fuori sotto diverse luci, attraverso molteplici punti di vista dei temi davvero spinosi che non piacciono e che spesso sono trattati sono banalmente o superficialmente. Sullo sfondo gli anni Sessanta e Settanta fino ai giorni futuri del 2019, la guerra in Vietnam e in Afghanistan,  il cambiamento che si verifica nei soldati a contatto con le atrocità, la morte, la distruzione.

Non esattamente un romanzo leggero ma sicuramente qualcosa su cui riflettere, storie di vita di un certo peso, realtà che all'apparenza sono lontane da noi ma che in verità sono più vicine di quanto ci si aspetti. 
Nickolas Butler non dimentica la scorrevolezza e la piacevolezza della narrazione senza saltare colpi di scena con una trama davvero originale e intrigante. Per me "il cuore degli uomini" è stata una bellissima scoperta, un autore da approfondire quanto prima.


COPERTINA 7 | STILE 8 | STORIA 8,5


Titolo: Il cuore degli uomini
Autore: Nickolas Butler, traduzione di Claudia Durastanti
Numero di pagine: 416
Prezzo: 19,00 euro

Trama

Nelson dorme da solo, nella tenda che lo ospita per la quinta estate consecutiva al campo Chippewa. Le sue medaglie da giovane scout, la bravura nell’accendere il fuoco, la straordinaria abilità con cui all’alba suona la sveglia con la tromba non sono il massimo per farsi degli amici, a tredici anni. Solo Jonathan, il ragazzo più popolare della scuola, sembra concedergli stima e attenzione; è l’unico a ricordarsi del suo compleanno, l’unico ad aiutarlo quando i bulli del campo vorrebbero vederlo annegare nella latrina. Nelson e Jonathan non possono ancora saperlo, sul finire di quell’estate del 1962, ma la loro amicizia sopravvivrà al tempo. Ai problemi in famiglia, alla durezza dell’Accademia militare, agli orrori del Vietnam. E più di trent’anni dopo, i due ragazzini del Wisconsin diventati ormai adulti si ritroveranno a discutere di lealtà e ipocrisia, di generosità ed egoismo, delle crepe del matrimonio e dell’abisso della guerra, davanti al figlio di Jonathan, Trevor, e a un numero di bicchieri di whisky di cui non è facile tenere il conto. Di padre in figlio, tre generazioni di uomini dovranno confrontarsi con gli equivoci del proprio coraggio e della propria vigliaccheria. E dinanzi alle sfide della vita, con le sue ambigue domande sul bene e sul male e i suoi falsi eroismi, nell’abbraccio di una natura primitiva e magnifica, sarà una lezione d’amore a illuminare il cammino, come quella lanterna che era l’ultima a spegnersi nella notte del campo Chippewa.

L'AUTORE


Nickolas Butler è nato ad Allentown, in Pennsylvania, ed è cresciuto a Eau Claire, nel Wisconsin, dove vive con la moglie e i due figli. Ha frequentato il prestigioso Iowa Writers’ Workshop e pubblicato racconti su diverse riviste. Per Marsilio è uscito nel 2014 il suo romanzo d’esordio, Shotgun Lovesongs, che ha conquistato pubblico e critica a livello internazionale e ottenuto l’ambito Prix Page America e il Midwest Independent Booksellers Award. Il cuore degli uomini è stato finalista in Francia al Prix Médicis.

mercoledì 31 gennaio 2018

RECENSIONE || Mappe degli animali di Febe Sillani & Paola Grimaldi

Se avete amato il libro "Mappe, un atlante per viaggiare tra terre, mari e culture nel mondo" (112 pagine, 22 euro) di A. Mizielinska e D. Mizielinski editato da Electa Kids, con un bel sapore vintage, le bellissime illustrazioni e le pagine spesse che ricordano un volume di altri tempi, allora amerete anche "Mappe degli Animali" (24,90 euro, 90 pagine) un atlante che esplora e descrive la fauna in ogni continente.

Come per "Mappe" le immagini sono grandi, non sempre disegnate in orizzontale ma anche in verticale, con colori vividi. Sotto agli animali disegnati -volatili, terrestri, marini- ci sono spesso descrizioni, piccole chicche e informazioni che danno meglio l'idea di che cosa si sta guardando e che non possono che stimolare la curiosità dei bambini.

Le immagini grandi dei continenti hanno più volte innescato domande a tema geografico di Gabriele che mi chiede di collocare i singoli Paesi sul planisfero all'inizio del libro. Ancora meglio quando trova animali che si somigliano in posti diversi o sulla stessa mappa li associa per forma, specie e per le piccole caratteristiche che gli leggo.

Se "Mappe" lo trovavo più adatto a bambini delle elementari, quindi già scolarizzati, noto che invece con "Mappe degli animali" Gabriele ha più feeling. Non so se il motivo di questa attrazione vada ricercato nelle mappe meno affollate e più concentrate su un tema, che si sa, con i bambini non sbaglia mai: il mondo animale; o se piuttosto siano i colori meno "adulti", meno vintage più alla portata di bambini anche sotto i 5 anni. Sta di fatto che non posso che promuovere questo libro a pieni voti sia come atlante esteticamente bello, grande, che come vera e propria guida alla fauna mondiale, ottimo per chi cerca un buon equilibrio tra divertimento e primo apprendimento verso il mondo geografico e faunistico.





lunedì 29 gennaio 2018

RECENSIONE || CORNELIUS HOLMES, Il caso del barboncino dei Baskerville

Per me Davide Calì è ormai una  certezza: ho già avuto il piacere di leggere e apprezzare i suoi libri con Gabriele e non ne siamo mai rimasti delusi.

Se poi consideriamo l’abbinamento di questo autore con la casa editrice BiancoeNero Edizioni, che da sempre stimo per il font con criteri di alta leggibilità che agevolano la lettura soprattutto per giovani lettori dislessici che solitamente apprezzano meno i libri per l’impegno  che ci devono dedicare.





Ma entriamo nello specifico del libro: appena ho letto Cornelius Holmes con chiari riferimenti a Sherlock, il richiamo del giallo è stato troppo forte e non ho saputo resistere.
Il libriccino ha una trama a sorpresa, un libro simpatico e ironico nascosto sotto le indagini buffe e balzane di Cornelius Holmes.
Sì, perché il nostro protagonista è convinto di discendere dal famosissimo Sherlock quando in realtà non è esattamente così. Watson, il suo cane, è il nostro narratore che svela le idee poco probabili e il poco fiuto del padrone. Lo stesso i due si inerpicano in una missione che da subito viene malintesa da Cornelius ma che con impegno si intestardisce a risolvere.  Dopo diverse figuracce e incomprensioni, la vicenda si risolve in modo felice per tutti.


Il libro pur essendo in un formato adatto ai ragazzi delle elementari è facilmente leggibile insieme ai bambini più piccoli grazie alle belle e frequenti illustrazioni di Sara Gavioli che spezzettano e alleggeriscono il testo.


COPERTINA 8 | STORIA 7 | STILE 7,5


Titolo: Cornelius Holmes, Il caso del barboncino di Baskerville
Autore: Davide Calì, con le illustrazioni di Sara Gavioli
Numero di pagine: 64
Prezzo: 9,00 euro

Trama:

Chi si nasconde dietro il rapimento del prezioso barboncino di Lady Baskerville? Dopo aver sospettato la comunità cinese di volerne fare uno spezzatino,Cornelius Holmes ora non ha dubbi: il colpevole è il perfido Moriarty!


RECENSIONE || "Abbiamo sempre vissuto nel castello" di Shirley Jackson

Finalmente ho trovato il momento giusto per leggere un altro libro di Shirley Jackson, "Abbiamo sempre vissuto nel castello", Adelphi Edizioni, forse il libro più letto di questa autrice. 
Particolare, originale, con un intreccio davvero ingegnoso "Abbiamo sempre vissuto nel castello" è una sorta di mistero, di giallo ma ha anche un gusto più intenso, più profondo.
La narrazione si apre con un flashback della protagonista che racconta che cosa fece il primo giorno, il primo passo verso la disfatta. 
Mary Katherine (detta Merricat) si sta recando in paese, come di consueto fa due volte la settimana, per la spesa e cambiare i libri in biblioteca. Ma la sua passeggiata non è delle più tranquille: Merricat guarda i compaesani sulla difensiva, con aria di superiorità e i paesani la deridono dietro alle spalle. Perchè mai la gente si azzittisce al suo passaggio e i brusii si fanno più intensi dopo che esce dal negozio di alimentari?

Si intuisce che qualche evento drammatico e orribile sia avvenuto nel castello della famiglia di Merricat, i Blackwood ,e che qualcuno della famiglia che è sopravvissuto sia stato il responsabile. Le canzonature dei bambini per strada nei confronti della giovane Mary Katherine sono chiare: la sorella Constance è stata sospettata di aver avvelenato i suoi genitori, la zia e il fratellino portandoli tutti alla morte.

Merricat corre verso il suo paradiso (e il suo amato gatto da cui non si separa mai, Jonas), il mondo che lei, Connie e lo zio in sedia a rotelle e anziano hanno costruito. Una dimora ampia, tenuta in perfetto ordine grazie alla routine stretta e ciclica che non ammette nessuna deviazione delle sorelle Blackwood. Il giardino è recintato e la strana Merricat per mezzo di oggetti superstiziosi  tiene lontani gli spiriti maligni e le persone cattive. Fino a un giorno in cui si presenta alla porta un lontano cugino della famiglia, Charles, che non ha esattamente buone intenzioni che porta alla distruzione del mondo scombinato ma amorevole, della realtà costruita con fatica dai tre membri sopravvissuti della famiglia anche se spesso incomprensibile. Il lettore si trova faccia a faccia con protagonisti che fanno cose senza senso per un motivo o per l'altro ma che comunque riescono a convivere serenamente e in pace accettando le eccentricità di ognuno.

Shirley Jackson ancora una volta stupisce con una costruzione narrativa originale, personaggi unici e inequivocabilmente strambi ma dotati di un amore profondo l'uno per l'altro, riesce a far scattare tutti gli ingranaggi senza sforzare l'idea di fondo o il corso della storia. La trama è intrigante, il perno sta nel bisogno di nascondersi dalla città della famiglia Blackwood e l'odio dei paesani che non è facilmente comprensibile, appare invece crudele e ingiustificato: la povera Connie è stata scagionata, non è stata lei a mettere l'arsenico nello zucchero del dessert. Ma qualcuno della famiglia deve essere comunque stato. Da qui la gente sparla, spia e appena può devasta la loro dimora, forse per una maturata invidia nella loro sorte e nella capacità di sapersi amare a prescindere dall'efferato delitto. 

Consiglio questo breve ma intenso romanzo non solo agli amanti del giallo, del mistero ma anche a chi ama trame che nascondono sentimenti profondi, che amano conoscere personaggi costruiti a tutto tondo, realistici nelle loro particolarità. 


COPERTINA 7 | STILE 8,5 | STORIA 8,5

Titolo: Abbiamo sempre vissuto nel castello
Autore: Shirley Jackson, traduzione di Monica Pareschi
Editore: Adelphi Editore
Numero di pagine: 182
Prezzo: 18,00 euro

Trama

«A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce»: con questa dedica si apre L’incendiaria di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l’Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia. Ma il malessere che ci invade via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i «brividi silenziosi e cumulativi» che – per usare le parole di un’ammiratrice, Dorothy Parker – abbiamo provato leggendo La lotteria. Perché anche in queste pagine Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male – un Male tanto più allarmante in quanto non circoscritto ai ‘cattivi’, ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia.